Abitazioni e piani di recupero: le plusvalenze

I fabbricati inseriti in un piano di recupero sono equiparati a un’area edificabile e la loro cessione genera plusvalenze imponibili per le persone fisiche, anche se si tratta di beni posseduti da oltre cinque anni.
Lo chiarisce l’Agenzia delle entrate nella risoluzione 395/E del 22 ottobre scorso. Il documento risponde all’interpello di due contribuenti che, da più di cinque anni, detengono alcuni fabbricati, strutturalmente integri e agibili, compresi in un’area interessata da un piano di recupero approvato dal comune. I contribuenti hanno chiesto il parere dell’Agenzia delle entrate in merito al trattamento fiscale delle plusvalenze derivanti dalla vendita di questi fabbricati. In particolare, il quesito riguarda la qualificazione fiscale da attribuire agli immobili ceduti. La vendita non genera materia imponibile decorsi cinque anni dall’acquisto? Oppure si tratta di beni equiparabili ad aree edificabili tassabili indipendentemente dal periodo di possesso?

Con la risoluzione l’Agenzia adotta un’interpretazione estensiva del concetto fiscale di area fabbricabile, che si basa sull’effettiva destinazione dell’immobile oggetto di cessione. Pur essendo sia fisicamente sia catastalmente dei fabbricati, i beni in questione ricadono in un piano di recupero da cui discende la possibilità di sviluppare le cubature esistenti. Come oggetto della compravendita quindi non sono più considerati i fabbricati in quanto tali, ormai privi di valore, ma l’area riqualificata su cui gli stessi insistono. In termini fiscali, la cessione va riferita a un’area edificabile e di conseguenza risultano imponibili le plusvalenze realizzate anche oltre il termine di cinque anni dall’acquisto.
I contribuenti potranno rivalutare il costo fiscale dell’immobile, se accatastato come fabbricato, predisponendo una perizia e applicando la sostitutiva del 4% che scade il 31 ottobre.

Fonti Ance, Il Sole 24 Ore

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