Accatastamento ai Comuni: tutti i dubbi dei Comuni italiani

Non solo i Geometri e i liberi professionisti tecnici, ma anche l’Associazione nazionale dei Comuni italiani esprimono non pochi dubbi sulle misure, contenute nell’articolo 17 (comma 1, lett. c)) della legge n. 164 del 2014, conversione del Decreto Sblocca Italia.

Tale norma ha modificato il testo unico dell’edilizia e, nello specifico, l’art. 6, comma 5 del DPR n. 380 del 2001 che, in sostanza, stabilisce che l’inoltro della comunicazione di fine lavori da parte del committente al Comune varrebbe anche ai fini dell’accatastamento che diventerebbe, quindi, di esclusiva competenza degli enti locali.

Ma oltre alle numerose proteste provenienti dal mondo professionale, soprattutto dei Geometri, anche il presidente dell’ANCI, Piero Fassino, si dice preoccupato.

“La mancanza di indicazioni sulle procedure da adottare per l’inoltro delle comunicazioni e sulle modalità di gestione dei diritti erariali che gravano in capo ai richiedenti – scrive Fassino al vice ministro dell’Economia Casero – insieme alla nota carenza di risorse da parte dei Comuni di poter destinare a questi processi, ha portato molti nostri associati a sollecitare un nostro intervento”.

Peraltro, anche i Comuni italiani segnalano come l’attuale configurazione dei contenuti delle dichiarazioni richieste e dei relativi allegati tecnici non comprende tutti gli elementi necessari a portare a buon fine l’accatastamento degli immobili oggetto degli interventi edilizi.

Insomma, il timore di Fassino è che la semplificazione delle procedure edilizie possa determinare effetti di mancato aggiornamento delle banche dati catastali e possibili ripercussioni negative sui tributi locali e sull’incertezza per i cittadini circa l’efficacia sotto il profilo catastale degli atti relativi agli immobili oggetto di manutenzione straordinaria.

L’ANCI lancia l’allarme che si possa creare un disallineamento tra le pratiche catastali e l’aggiornamento del catasto, a oggi, sottolinea Fassino “una delle più importanti banche dati digitali di interesse nazionale”.

Per ora tutto tace dal mondo politico, ma prima o poi occorrerà dare risposte: se non all’ANCI e ai professionisti, almeno ai cittadini.

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