Accatastamento fabbricati rurali, perchè siamo arrivati a questo punto?

Riprendiamo un articolo pubblicato stamane sul quotidiano per professionisti tecnici Ediltecnico.it sulla questione della mancata (?) proroga dell’accatastamento fabbricati rurali. La questione sollevata dal Ministero delle finanze per giustificare il parere contrario dell’esecutivo a concedere lo slittamento appare poco convincente, anche alla luce delle considerazioni formulate dal Presidente del CNG, Fausto Savoldi nell’ormai famosa lettera che inviò a inizio novembre al Governo per chiedere la proroga a novembre 2013.

Se non fosse per il grave disagio che stanno vivendo moltissimi tecnici impegnati con il DOCFA e il sito del SISTER per l’accatastamento dei fabbricati rurali ancora iscritti al catasto terreni, ci sarebbe da sorridere. Ma non è così, purtroppo. La questione della proroga al 2013 (a maggio? a luglio? a novembre? nessuna?) del termine, che scadrà dopodomani, invocata non solo dai professionisti di materia catastale, ma pure da esponenti politici appartenenti a tutti gli schieramenti, sta assumendo i contorni di una vera (grottesca) commedia all’italiana (leggi ancheAccatastamento fabbricati rurali, per la proroga si muove anche il Senato).

Come tutti coloro che sono coinvolti nelle operazioni di accatastamento dei fabbricati rurali al catasto civile urbano ben sanno, il Governo ha espresso parere negativo all’ipotesi della proroga, perché, hanno dichiarato dal MEF “l’eventuale slittamento del termine inciderebbe sulla quantificazione della base imponibile ai fini dell’IMU con una riduzione del gettito fiscale”. Stiamo parlando di circa 70 milioni di euro.

Questa preoccupazione, francamente, non convince del tutto. Perché? La risposta è semplice: il mondo dei professionisti non si è espresso semplicemente per una proroga tout court, ma riconoscendo la necessità di assoggettare all’imposta IMU anche i fabbricati rurali iscritti al catasto terreni (in maniera, giova ricordarlo, perfettamente corretta e legale), ha ragionevolmente proposto che i soggetti tenuti al versamento ne quantifichino l’importo in base a una rendita presunta, indipendentemente dalle scadenze temporali per l’accatastamento fabbricati rurali.

La considerazione, fatta dal presidente del Consiglio nazionale dei geometri, Fausto Savoldi, è la seguente: “la rendita presunta può essere agevolmente e speditivamente calcolata con qualificata competenza dai tecnici professionisti, identificando la consistenza e il classamento in via provvisoria, senza la necessità di archiviare il dato, in attesa della rendita catastale effettiva, ottenibile soltanto con la presentazione dell’effettivo accatastamento dal quale nessuno può esimersi”.

In altri termini, la proroga della data per l’accatastamento dei fabbricati rurali non comporterebbe minori entrate nelle casse dell’Erario, anzi ne assicurerebbe di maggiori, conseguenti alle nuove dichiarazioni sulla base della rendita presunta. Infatti, una volta presentato l’accatastamentoe ottenuta la rendita catastale effettiva, le imposte potranno essere conguagliate in più o in meno rispetto a quanto già versato, come del resto è già previsto anche con il sistema del ravvedimento operoso.

Stante così le cose, era davvero così fondamentale erigere un muro davanti all’ipotesi di una proroga?

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