Alluvione di Messina, una tragedia dell’abusivismo

Più di venti vittime accertate, una trentina di dispersi, 95 feriti e circa 400 sfollati: questo è il bilancio – purtroppo solo provvisorio – dei danni causati dal nubifragio che ha provocato frane e alluvioni nel Messinese. Secondo il premier Silvio Berlusconi, il numero di vittime rischia di superare le cinquanta unità.

Una vera e propria tragedia, che ha provocato il crollo di una ventina di edifici e ha inondato di fango numerose abitazioni nei villaggi di Briga, Scaletta Zanclea, Molino e Giampilieri: quest’ultima frazione era stata colpita da una gravissima frana solo due anni fa; 11 i milioni di euro previsti per la messa in sicurezza della zona, in grandissima parte ancora inutilizzati. Una tragedia quindi, ma a detta delle stesse autorità “una tragedia dell’abusivismo”. Se il Consiglio dei ministri ha infatti dichiarato lo stato di crisi, la procura della Repubblica di Messina ha già aperto un procedimento penale nei confronti di ignoti, contestando il reato di disastro colposo.

BERTOLASO: SERVE UNA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO NAZIONALE
“L’acqua fa il suo corso e se le case sono costruite dove non si dovrebbe cosa vogliamo aspettarci? Sono otto anni che denuncio questa situazione”. Dura la presa di posizione del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso che non ha dubbi: la colpa della tragedia di Messina è da attribuire al’abusivismo edilizio. ”Eravamo in allerta meteorologica da ieri mattina, più di questo non potevamo fare: o si fa una grande opera di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale o queste tragedie sono destinate a ripetersi. Io non faccio polemiche ma cerco di risolvere i problemi, è però evidente che non può essere la Protezione civile a risolvere i problemi di dissesto idrogeologico creati dall’abusivismo”.

NAPOLITANO: UN PIANO, NON OPERE FARAONICHE
Sulla stessa linea, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Ho appena letto una dichiarazione del responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso e dice delle cose sacrosante. C’è una situazione di diffuso dissesto idrogeologico in gran parte causato da abusivismo, nel Messinese e in tante altre parti d’Italia. O c’è un piano serio che, piuttosto che in opere faraoniche, investa per garantire la sicurezza di queste zone del Paese o si potranno avere altre sciagure. Condivido pienamente le parole di Bertolaso”.

LEGAMBIENTE: RIADATTIAMO IL PIANO CASA
Durissimo anche il commento di Legambiente che, con il presidente Vittorio Cogliati Dezza, è intervenuta sul disastro di Messina: ”Bastano poche piogge per provocare una tragedia. Il nostro Paese paga un altissimo prezzo per aver devastato il territorio con enormi e incontrollate colate di cemento. Esprimere tutta la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime non basta. È necessario insistere per risalire alle responsabilità e tornare sulla necessità di investire nella manutenzione del territorio”.
I dati forniti dall’associazione ambientalista sono inquietanti. Nel 77% dei comuni italiani sono state costruite abitazioni in aree pericolose e sono ben 5.581 i comuni a rischio idrogeologico: 1.700 per frane, 1.285 per alluvioni, 2.596 per frane e alluvioni insieme. In Sicilia i comuni a rischio sono 272, addirittura 91 le municipalità in pericolo nel solo Messinese. Il quadro allarmante coinvolge anche il Nord, e in primo luogo il Piemonte: qui i comuni in pericolo ammontano addirittura a 1.046. “Lo scorso anno la tragedia per il maltempo si è avuta a Cagliari, ora a Messina, ma non c’è parte del territorio italiano che non abbia conosciuto nel tempo gli effetti della cattiva gestione del suolo. Ma quel che è più grave, è che da nessuna parte appaiono positivi segnali di cambiamento”, afferma Cogliati Dezza che attacca l’abitudine di concedere il permesso di edificare in aree di esondazione. Il presidente di Legambiente si rivolge quindi direttamente all’esecutivo e alle forze politiche, nazionali e locali: “È necessaria una forte assunzione di responsabilità e una chiara volontà politica per cambiare indirizzo. A partire dallo strumento del Piano casa, in molti casi da ripensare e modificare in nome dell’equilibrio idrogeologico, della sicurezza e della sostenibilità, e dall’unica, urgente e necessaria grande opera pubblica: la messa in sicurezza del territorio”.

I COMUNI A RISCHO MASSIMO
La tragedia di Messina non è purtroppo un episodio isolato. Nel rapporto 2008 di Legambiente e Protezione civile “Ecosistema rischio 2008”, il comune di Scaletta Zanclea era già individuato come una delle aree a massimo rischio idrogeologico in Italia (punteggio per la sicurezza = 1, in una scala da 1 a 10), insieme ai comuni messinesi di Villafranca (punteggio 1), Ucria e Alì (punteggio 0, massima allerta). Valutazioni simili venivano però attribuite anche ad altri comuni siciliani: Mazara e Campobello di Mazara (Trapani), Palma di Montechiaro e Santo Stefano di Quisquina (Agrigento), Piedimonte Etneo (Catania), Sortino (Siracusa) e Valguarnera (Enna). Ma il rapporto contestava pesantemente le azioni di moltissime altre amministrazioni italiane, al Nord, al Centro e al Sud. In quanto a mitigazione del rischio idrogeologico, il misero punteggio di 1 veniva attributo anche ai comuni di Bosisio Parini (Lecco), Bagnaria (Pavia), Monterenzio (Bologna), Montegallo (Ascoli Piceno), Vicovaro (Roma), Altavilla Silentina (Sa), Montesarchio (Benevento) e San Calogero (Vibo Valentia). Ancora più basse le valutazioni per San Vito al Tagliamento (Pordenone), Cento (Ferrara) e Città Sant’Angelo (Pescara). Senza contare la lunghissima lista di comuni bocciati con valutazioni pessime (voti compresi tra 1,5 e 3,5).

LE ALTRE TRAGEDIE DEL 2009
Solo nel 2009, sono stati cinque i disastri idrogeologici che hanno causato vittime o disagi consistenti nel nostro Paese.
• 25 gennaio – Frana sulla Salerno-Reggio Calabria, due morti e quattro feriti.
• 28 gennaio – Frana a Caltanissetta, 2 operai morti.
• 29 gennaio – Frane in tutto il Sud, chiusi 60 chilometri di autostrada.
• 2 febbraio – Nubifragio nel Trapanese, 2 vittime.
• 18 luglio – Frane e quattro morti al Nord, due a Borca di Cadore.
Il bilancio risulta ancora più grave se si guarda all’anno passato, con fenomeni impressionanti al Nord (due morti in Valtellina, esondazioni in Piemonte), a Roma (storica piena del Tevere) e nelle isole (tre morti per i nubifragi a Cagliari).

Per approfondimenti:
Il rapporto “Ecosistema rischio 2008”

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