Apprestamenti e DPI: stima dei costi nei cantieri temporanei o mobili

Garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori nei cantieri edili e di ingegneria civile comporta inevitabilmente un costo economico: il costo sostenuto per predisporre ed utilizzare misure di prevenzione e protezione adatte ad eliminare o quantomeno a ridurre a livelli accettabili il pericolo di infortunio e di malattia, per tutta la durata dei lavori, nel rispetto delle norme in materia.

 

Il vigente decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, successivamente integrato e modificato dal decreto legislativo n. 106 del 2009, prevede all’allegato XV, articolo 4.1, per i cantieri temporanei o mobili relativamente ai contenuti minimi dei piani di sicurezza e di coordinamento, la stima dei costi della sicurezza:
a) degli apprestamenti previsti nel PSC;
b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti;
c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi;
d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva;
e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;
f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;
g) delle misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva.

 

Precisa, inoltre, che “la stima dovrà essere congrua, analitica per voci singole, a corpo o a misura, riferita ad elenchi prezzi standard o specializzati, oppure basata su prezzari o listini ufficiali vigenti nell’area interessata, o sull’elenco prezzi delle misure di sicurezza del committente; nel caso in cui un elenco prezzi non sia applicabile o non disponibile, si fa riferimento ad analisi costi complete e desunte da indagini di mercato. Le singole voci dei costi della sicurezza vanno calcolate considerando il loro costo di utilizzo per il cantiere interessato che comprende, quando applicabile, la posa in opera ed il successivo smontaggio, l’eventuale manutenzione e l’ammortamento”.

 

“I costi della sicurezza così individuati, sono compresi nell’importo totale dei lavori, e individuano la parte del costo dell’opera da non assoggettare a ribasso nelle offerte delle imprese esecutrici”. In pratica i costi stimati dal coordinatore per la progettazione, al fine di garantire che i lavori siano svolti con il livello di sicurezza richiesto, saranno contrattualmente computati come spese a carico del committente dell’opera ed accreditati alle imprese esecutrici.

 

Le motivazioni che hanno spinto i legislatori ad evidenziare con una netta separazione i costi di realizzazione dell’opera dai costi per la tutela dei lavoratori hanno fondamento in un elementare principio di civiltà e giustizia: nessun Paese, società o uomo può speculare al ribasso sulla salute dei lavoratori. Per lo stesso motivo i costi della sicurezza non possono essere superficialmente calcolati con un indice a percentuale sul costo di costruzione o come erroneamente proposto da qualche committente pubblico secondo formule elaborate empiricamente che dovrebbero tenere conto della categoria di lavoro, dell’importo di progetto, dell’entità uomini-giorno o di chissà quanto altro, per valutare comunque il costo con un rapporto a percentuale in palese contrasto con una valutazione analitica per singole voci, come chiaramente definito dalla normativa vigente.

 

Una corretta ed analitica valutazione dei costi per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori che operano nei cantieri temporanei o mobili dovrà riguardare le seguenti categorie:
1. misure di prevenzione e protezione collettiva
2. misure di protezione individuali
3. misure di coordinamento
4. attività di prevenzione

 

Le misure di prevenzione e protezione collettiva comprendono gli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, gli impianti antincendio, gli impianti di evacuazione fumi. I mezzi e servizi di protezione collettiva come la segnaletica di sicurezza, gli avvisatori acustici, l’illuminazione di emergenza, i sistemi di regolazione del traffico, i presidi antincendio, ecc.

 

Comprendono gli apprestamenti ovvero “tutte le opere provvisionali necessarie ai fini della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori in cantiere” il cui elenco indicativo e non esauriente, riportato all’articolo 1 dell’allegato XV.1, include: i ponteggi, i trabattelli, i ponti su cavalletti, gli impalcati, i parapetti, le andatoie, le passerelle, le armature delle pareti degli scavi, i gabinetti, i locali per lavarsi, gli spogliatoi, i refettori, i locali di ricovero e di riposo, i dormitori, le camere di medicazione, le infermerie, le recinzioni di cantiere; ai quali possiamo senza alcun dubbio aggiungere le reti di salvataggio, gli accessi al cantiere,  i percorsi pedonali e carrai, gli impianti fognari provvisori, i contenitori per rifiuti, i depositi per materiali pericolosi.

 

Per stimare il prezzo di queste misure di sicurezza sono determinanti i seguenti fattori:
a) costo della manodopera e dei mezzi per il montaggio, lo smantellamento, la manutenzione per conservare l’efficienza;
b) costo di utilizzo (noleggio o quota di ammortamento);
c) costo dei materiali (opere realizzate in cantiere).

 

Costi che possono essere ricavati elaborando un dettagliato computo metrico estimativo.

 

La rilevanza economica della stima dei costi delle misure di prevenzione e protezione collettiva  impone, tuttavia, una importante precisazione: alcune opere provvisorie possono essere senza dubbio classificate come apprestamenti utili per eseguire le lavorazioni in sicurezza, ma sono allo stesso tempo da considerarsi quali strumenti produttivi indispensabili per la realizzazione dell’opera, come il ponteggio che è una attrezzatura comunque necessaria per eseguire i lavori in elevazione o le armature degli scavi che sono utili al consolidamento del terreno tanto quanto sono indispensabili per la sicurezza dei lavoratori. Entrambi, come molti altri apprestamenti, hanno una doppia funzione e i loro costi potrebbero essere ripartiti tra le spese di lavorazione come tra quelle connesse alla sicurezza. Molto spesso tali costi sono inglobati nelle singole voci elencate nel computo metrico estimativo come per il ponteggio, il cui costo potrebbe essere, ad esempio,  già compreso nella realizzazione delle chiusure perimetrali verticali o degli intonaci o in altri casi, come avviene per le passerelle e le andatoie, i costi potrebbero essere ripartiti nelle spese generali di gestione del cantiere. In queste circostanze una separazione contabile tra oneri per l’attuazione delle misure di sicurezza e oneri per l’esecuzione delle lavorazioni potrebbe dimostrarsi impraticabile e si potrebbe incorrere nell’errore di far pagare al committente dei costi in più, raddoppiando gli oneri della stessa attrezzatura.

 

Procedura contabile corretta, nel totale rispetto della normativa, rimane indiscutibilmente quella di evidenziare, ovvero, di stimare a parte tutti gli oneri inerenti la sicurezza, ottenendo l’auspicato risultato di una maggiore visibilità dei costi per la sicurezza, di preservarli da ribassi indiscriminati e di permettere la verifica della congruità dei prezzi con l’esatta applicazione delle norme di sicurezza. Mentre, per gli aspetti amministrativi sarà necessario segnalare l’eventuale esistenza di sovrapposizioni, di anomalie contabili, nel piano di sicurezza e di coordinamento per essere note prima della gara d’appalto e permettere pertanto alle imprese esecutrici di proporre delle offerte con i prezzi a ribasso d’asta conseguentemente adeguati, come previsto, solo nella parte produttiva mantenendo inalterati i costi stimati per la sicurezza.

 

Le misure di protezione individuali comprendono in generale i dispositivi di protezione individuale dei lavoratori (DPI) prescritti per ogni lavoro e per ogni lavorazione interferenziale.
Per quanto disposto dalla normativa, i costi dei DPI preventivamente stimabili dal coordinatore per la progettazione come spese a carico del committente dei lavori, sono unicamente riferibili ai DPI “eventualmente previsti nel piano di sicurezza e di coordinamento per lavorazioni interferenti”: dispositivi di  protezione che riguardano i rischi interferenziali diretti individuati per le attività svolte contemporaneamente da più imprese o lavoratori autonomi, i rischi interferenziali indiretti dovuti alla successione di attività lavorative eseguite da diverse imprese o lavoratori autonomi o, come spesso accade, per le attività svolte con mansioni diverse da lavoratori della stessa impresa.

 

Vengono esclusi per legge dal computo dei costi per la sicurezza, i DPI necessari per lo svolgimento della normale attività di cantiere “specifici dell’attività dell’impresa”, riferibili ai rischi normalmente prevedibili durante l’attività produttiva in qualsiasi situazione logistica ambientale, come potrebbero essere i dispositivi di protezione della testa, dell’udito, delle vie respiratorie o quanto altro necessario e non prescritto ai fini della sicurezza per le lavorazioni interferenziali, che il datore di lavoro deve comunque fornire ai lavoratori.

 

Ciò nonostante, nello svolgimento di attività interferenziali dove i rischi di infortunio possono essere determinati ad esempio dalla caduta di materiali dall’alto, dall’eccessivo rumore, dalla presenza di polveri nocive, verrebbero inevitabilmente prescritti dispositivi di protezione individuale come il casco, le cuffie e i facciali filtranti comunque presenti per lo svolgimento delle singole fasi di lavoro ed indirettamente, quindi, gli stessi dispositivi di protezione individuale utili per lo svolgimento della normale attività di cantiere  risulterebbero computati nelle spese per la sicurezza a carico del committente dell’opera. In queste situazioni una congrua stima dei costi da accreditare al datore di lavoro dovrebbe considerare per ogni DPI previsto per eseguire lavorazioni interferenti, i giorni esatti d’uso, calcolare le quantità in funzione del tempo come potrebbe essere per i facciali filtranti o l’ammortamento come per il casco. Guisa corretta, ma sicuramente di improbabile risultato dovuto all’impossibilità di stabilire in fase di progetto i tempi reali di produzione e necessariamente di sovrapposizione delle diverse fasi di lavoro e tanto più all’impossibilità di determinare il tempo di vita utile dei dispositivi di protezione individuali come per il casco.

 

Distinguere i costi dei DPI necessari per le lavorazioni interferenti dai DPI in dotazione per le normali attività, oltre ad essere difficilmente accessibile si dimostra una operazione economicamente del tutto inutile. A tutti gli effetti nel consuntivo finale, senza produrre alcun vantaggio in termini di sicurezza, potrebbe risultare maggiore il costo per elaborare una complicata e contorta stima per definire quali e come computare i DPI interferenziali piuttosto del costo complessivo ottenuto sommando indistintamente tutti i dispositivi di prevenzione individuali indispensabili per ogni fase di lavoro e per ogni lavorazione interferenziale.

 

Per quanto riguarda le misure di coordinamento, i costi sono  relativi all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, come possono essere gli apparecchi di telecomunicazione, le ricetrasmittenti, le riunioni di informazione e formazione dei datori di lavoro,  del personale dirigente di cantiere e dei manovratori previste dal coordinatore per la progettazione nel piano di sicurezza e di coordinamento, agli eventuali interventi, finalizzati alla sicurezza,  richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti che possono determinare un fermo temporaneo o un prolungamento dei tempi di lavoro.

 

Mentre, i costi relativi alle attività di prevenzione riguardano le procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza. La gestione delle situazioni di emergenza,  le attività di controllo dei rumori, dell’inquinamento atmosferico, le verifiche periodiche degli apparecchi di sollevamento, degli impianti di messa a terra, le certificazioni, tutto quanto riconducibile ad attività di prevenzione che possono essere sostenute dalle imprese esecutrici.

 

Articolo del prof. Andrea Maria Moro, docente di Organizzazione del cantiere presso la Facoltà di Ingegneria Edile dell’Università di Bologna

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