Che fine ha fatto la Riforma del Catasto?

Se ne è parlato, discusso, ragionato ma, allo stato attuale, pare proprio che la Riforma del Catasto sia a un vero e proprio “punto morto”. A dirlo è il responsabile delle questioni catastali del Collegio nazionale dei geometri e geometri laureati, Bruno Razza, intervistato alcuni giorni fa da Labitalia.

 

“Sulla riforma del catasto”, dice Razza, “a livello legislativo non c’è assolutamente ancora nulla, eppure una riforma è necessaria per aggiornare i valori catastali a fini fiscali”. In pratica dopo la deliberazione del Consiglio dei Ministri nella primavera scorsa, ogni altro passo per procedere alla riforma si è come congelato. In quell’occasione il Governo aveva auspicato un ripensamento dell’intero catasto fabbricati per “migliorarne la qualità in termini fiscali”. È ovvio, infatti, che senza un inventario completo e aggiornato dei fabbricati, gli immobili non accatastati non producono reddito e, quindi, sono nulli dal punto di vista dell’Erario.

 

La vera riforma – continua Razza nell’intervista – è di verificare sul luogo le consistenze reali, portando così la certezza dell’accatastamento. Tutto questo non si può fare con uno schiocco delle dita in poco tempo, sono cose che durano anni”.

 

Ma Razza mette in guardia anche dalla tentazione di fare “tutto e subito”. Per il rappresentante del Cng, infatti, “la riforma del catasto va fatta gradualmente con diversi step. La bontà di un catasto nuovo, moderno ed aggiornato deve essere proprio nel dato centrale, cioè nella correttezza di quanto si accatasta”.

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