Cohousing, condividere per abitare meglio

Cohousing significa convivere, coabitare, condividere. È uno stile di vita nuovo per l’Italia, nato in Danimarca 30 anni fa e oggi esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo, che si sta rapidamente diffondendo, tanto da attirare l’attenzione delle istituzioni e di numerose associazioni che stanno sostenendo questo modello di housing sociale. Il cohousing non è definibile in modo univoco, ma il termine viene utilizzato in riferimento a una particolare forma di vicinato, dove singoli, coppie di giovani, anziani, intere famiglie, hanno scelto di vivere in una comunità residenziale a servizi condivisi. 

Quali sono i principali vantaggi del vivere in cohousing? Da una parte il risparmio in denaro e tempo, e dall’altra la grande ricchezza di socialità legata al praticare attività insieme ai vicini. Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (asili nidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale. Unisce insieme i vantaggi tradizionali dell’essere padrone della propria casa, con quelli di avere in comproprietà certi altri servizi e dell’avere rapporti stretti con i vicini di casa. Le comunità di cohousing sono infatti elettive: sono persone che si sono scelte tra loro e che hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato”, aggregando persone dalle esperienze differenti che scelgono di formare un gruppo. Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, così come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa.

Il cohousing non ha regole e ogni progetto è diverso dall’altro, ma generalmente consistono in un insediamento di 20/40 unità abitative, per famiglie e single, realizzate spesso in edifici ex industriali che nella ristrutturazione vengono adattati alle esigenze della comunità. I futuri abitanti infatti partecipano direttamente alla progettazione delle residenze in cui andranno ad abitare, scegliendo i servizi da condividere (in genere il 20%-25% della superficie costruita) e come si vogliono condividere.

Il cohousing è la risposta urbana al desiderio di socializzazione del quotidiano, ma tutti i vantaggi appena elencati hanno ovviamente un prezzo: soprattutto imparare a prendere decisioni in gruppo grazie alle frequenti riunioni necessarie per gestire gli spazi comuni e la necessità di confrontarsi con le esigenze e i bisogni di altri. Ma i futuri cohousers in questo modo si conoscono, imparano a confrontarsi, a riconoscere i punti deboli e quelli di forza di ognuno e soprattutto imparano a gestire i problemi e i conflitti. Un processo che inevitabilmente consoliderà il gruppo con la formazione di una visione comune condivisa. Il sistema funziona perché il senso dell’appartenenza alla comunità e quindi l’importanza del benessere della collettività prevale sulle divergenze e sui dissapori personali, e si riesce sempre a trovare una soluzione.

URBAN VILLAGE BOVISA 01 – Via Donadoni, Milano
A pochi metri dalla sede del Politecnico di via Durando e a ridosso dell’area che ospiterà la nuova Accademia di Brera, in un ex-opificio che un tempo ospitava una vecchia fabbrica di barattoli, nascerà un residence in cohousing di 33 unità abitative. Nell’area si articoleranno anche 400 mq di giardino a corte, 140 mq di locali da destinare alla vita e ai servizi della comunità (living condominiale, lavanderia con area stiro, hobby room, deposito biciclette, area barbecue), una piscina all’aperto di 12 metri con solarium e all’esterno alcuni posti auto, ma in modica misura, per incentivare a un uso responsabile dei mezzi. Il progetto dell’architetto Luca Beverina prevede unità residenziali (loft, mansarde, duplex e appartamenti) con soluzioni che variano dai 53 ai 140 mq, accorpabili con tipologie e tagli diversi per creare una comunità residenziale viva e intergenerazionale. L’approccio architettonico non stravolge l’originaria struttura industriale, sfruttando gli ampi spazi per rivestirli di luce e utilizzarli come supporto per i pannelli solari, impianti centralizzati di riscaldamento a basso consumo e isolamento ad alto rendimento. All’interno lo spazio è modulato con soluzioni open-space e soppalchi che contribuiscono a movimentare l’ambiente, guadagnando così spazi funzionali e pienamente fruibili. La comunità ha collaborato con progettisti e architetti alla definizione della “Carta costituzionale” dell’Urban Village, decidendo arredo e corredo degli spazi condivisi, sistemazione della corte e “forme di governo” della loro comunità. La ristrutturazione del complesso è attualmente in corso e la consegna degli appartamenti è confermata per luglio 2009.

Articolo di Andrea Cantini e Massimiliano Bertoni

Per approfondimenti:
www.cohousing.it
www.cohousing-italy.com
http://uvb01.blogspot.com

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