Compensi professionali per attività non riservate, cosa dice la Cassazione

Riportiamo alcune interessanti considerazioni di Stefano Batisti, pubblicate il 30 agosto scorso, sul sito del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Bologna. Il tema è il seguente: il compenso ricevuto da un libero professionista per attività “non riservate” deve essere considerato un  reddito professionale e, in quanto tale, soggetto alla contribuzione della Cassa di previdenza professionale?

 

I giornali di oggi (del 30 agosto 2012, n.d.r.) riportano con una certa enfasi che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14684 del 29 agosto 2012, ha chiarito – cambiando orientamento rispetto al passato – che i redditi prodotti da un libero professionista (nel caso di specie un ingegnere) relativamente ad attività di consulenza e di amministratore di società, cioè attività “non riservate”, debbono comunque essere considerati fra i redditi professionali soggetti a contribuzione alla propria Cassa di previdenza.

 

Come si esprime la Cassazione, sez. Lavoro “…al fine di stabilire se i redditi prodotti dall’attività di un libero professionista siano qualificabili come redditi professionali, soggetti, come tali, alla contribuzione dovuta alla Cassa previdenziale di categoria, il concetto di esercizio della professione deve essere interpretato non in senso statico e rigoroso, bensì tenendo conto dell’evoluzione subita nel mondo dalle specifiche competenze e dalle cognizioni tecniche libero professionali”.

 

Ad avviso della Suprema Corte questa interpretazione è valida per tutte le categorie professionali; a tal fine rileva anche la circostanza che la competenza e le specifiche cognizioni tecniche di cui dispone il professionista influiscano sull’esercizio dell’attività in parola, nel senso che le prestazioni siano da ritenere rese (anche) grazie all’impiego di esse.

 

I commentatori riferiscono pure che questa conclusione è “già suggerita dalla Corte Costituzionale”, con la sentenza 402/1991, secondo cui per esercizio professionale “deve intendersi anche la prestazione di attività riconducibili, per la loro intrinseca connessione, ai contenuti dell’attività propria della libera professione”, rimanendone dunque escluse “solo quelle che non hanno niente in comune”. Ciò che conta, quindi “è la connessione fra l’attività (da cui il reddito deriva) e le conoscenze professionali, ossia la base culturale su cui l’attività stessa si fonda”.

 

Altre considerazioni sicuramente seguiranno, non fosse altro per l’importanza che questa sentenza assume andando ad incidere su una situazione di difficile inquadramento quanto a volume di redditi interessati, ma sicuramente assai rilevante sotto il profilo economico; inoltre, al di là delle considerazioni prettamente giuridiche, è difficile non riconoscere, nelle argomentazione della Cassazione, un solido buon senso di fondo che si richiama al noto principio dell’attrazione del reddito.

 

Ciò di cui vogliamo brevemente accennare è però la curiosa circostanza che il più delle volte – qui ci riferiamo nello specifico alla categoria dei Geometri – tentare di eludere l’obbligo contributivo professionale in relazione ai redditi rivenienti dall’attività, ad es. di amministratore di società, è prevalentemente dannoso.

 

In poche parole: se questi tipi di reddito, come taluni assumono, non fossero considerabili reddito professionale allora comporterebbero contribuzione alla Gestione Separata INPS; ora, per un professionista regolarmente iscritto alla propria Cassa – com’è noto – i contributi versati alla G.S. ben difficilmente produrranno un trattamento pensionistico autonomo, mentre è del tutto evidente che versarli alla propria Cassa produrrà invece:

a. un costo minore per l’assicurato e per l’azienda (il contributo alla G.S. è maggiore della somma di contributo soggettivo e integrativo);

b. un rendimento maggiore in termini di pensione futura (tutto il reddito prodotto – fino al massimale – contribuirà al calcolo del trattamento pensionistico);

c. un ulteriore risparmio se il reddito in parola contribuirà a superare il massimale contributivo (oggi € 142.250) in quanto sull’eccedenza sarà dovuto il solo contributo di solidarietà del 3,5%.

 

Se poi affrontiamo il tema – assolutamente realistico – di chi si cancella dall’Albo e dalla Cassa per assumere l’incarico di amministratore di società, ebbene in tal caso lo svantaggio di optare per la Gestione Separata è nettissimo: la contribuzione odierna è del 27,72%, di cui due terzi (18,48%) a carico dell’azienda e un terzo (9,24%) a carico dell’iscritto, mentre la contribuzione attuale alla CIPAG è l’11,50% a carico dell’iscritto e il 4% a carico del cliente, senza poi contare i benefici collaterali (assistenza sanitaria, long term care ecc.) compresi nell’iscrizione.

 

Sotto questo profilo riteniamo sia quindi il momento giusto per ribadire, al di là di ogni altra considerazione e sulla base di elementi certi, noti e verificabili che contribuire alla Cassa Geometri sulla base di tutti i redditi di lavoro autonomo prodotti non è solo un obbligo giuridicamente riconosciuto ma anche un comportamento conveniente e fruttifero.

 

Articolo di Stefano Batisti, tratto dal sito collegiogeometri.bo.it

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