Costruire strade con i rifiuti

Costruire strade con… rifiuti? Non solo è possibile ma necessario e vantaggioso. È questa una delle conclusioni della giornata di studi organizzata dal Prof. Marco Pasetto del Dipartimento costruzioni e trasporti dell’Università di Padova con il patrocinio di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, SIIV (Società italiana infrastrutture viarie) e FOIV (federazione regionale degli ordini degli ingegneri del Veneto), conclusasi il 16 giugno presso l’aula magna di Palazzo Bo, a Padova.

Sabbie di fonderia, materiali di lavorazione di cava, scorie di acciaieria, polverino di gomma di pneumatici dismessi sono solo alcuni dei materiali che permetterebbero, opportunamente trattati, di sostituire per prestazioni e qualità le materie prime che in natura iniziano a scarseggiare. Non solo una riduzione del danno ambientale quindi, ma un risparmio economico ed energetico complessivo ancora difficile da quantificare, visto che utilizzando materiali marginali si evita anche l’inquinamento che ne deriva dal loro trasporto alle discariche. Un vantaggio a tutto campo e altamente innovativo.
“In Italia siamo in ritardo rispetto al contesto internazionale – esordisce il Prof Pasetto, ideatore e organizzatore della giornata di studi – visto che in alcuni stati come gli Usa è già obbligatorio l’utilizzo di materiali riciclati specifici, come ad esempio il polverino di gomma nella costruzione di strade. In Italia, il quadro legislativo e normativo, invece, si presenta alquanto complesso e ambiguo – sottolinea Pasetto – e questo ovviamente rallenta molto l’applicazione di tali soluzioni, soprattutto nelle grandi opere”.
“La disponibilità di Arpav a valutare questi materiali secondari parte dalla consapevolezza che tutto ciò che viene riutilizzato non va gettato in discarica e costituisce quindi un modo di preservare l’ambiente”, commenta Andrea Drago, direttore generale Arpav Veneto. “In Europa si fa già molto in questo senso e raggiungere il livello europeo per noi è un traguardo importante. È necessario però semplificare il quadro normativo che oggi è troppo contraddittorio e ambiguo. Resta poi la problematica inerente le autorizzazioni che devono essere rilasciate dopo un attento esame. C’è infatti il grosso problema della verifica in situ. Non vogliamo permettere altri casi gravi ed eclatanti di inquinamento che lascino adito a pregiudizi nei confronti di altre applicazioni invece sicure. C’è da sottolineare – continua Drago – che la situazione nel Veneto è buona: solo nel 2005 abbiamo contato 6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi utilizzati nelle infrastrutture, un dato che ci pone tra le prime regioni in Italia in questa sfida”.

Al tavolo, tra le numerose case history discusse, presenti anche le significative esperienze del Passante di Mestre e della Valdastico Sud. “Fin dal 2003 – commenta l’ing. Giuseppe Fasiol, Responsabile unico del procedimento, Passante di Mestre – si è cercato di utilizzare materiali marginali, nello specifico di scavo, soprattutto per la realizzazione del rilevato stradale. Abbiamo evitato di portare in discarica 2 milioni di metri cubi di materiali di terra come argilla e limi grazie alla procedura della stabilizzazione con calce. Già questo è un dato significativo, che si aggiunge al risparmio in termini di impatto ambientale e costi che abbiamo ottenuto evitando, proprio grazie all’utilizzo di materiali marginali, ulteriori lo spostamento con i mezzi”.
Anche la Valdastico Sud guarda con positività ai materiali marginali. “Stiamo realizzando un’opera qualificata da un punto di vista ambientale – commenta l’ing. Mario Bellesia, responsabile area costruzioni autostrada BS-PD, AD Pedemontana Veneta Spa. A progetto erano richiesti 7 milioni e 200 mila metri cubi di materiali vergine di cava. Una quantità esorbitante. Oggi possiamo dire con soddisfazione che oltre il 50% di questa quantità è frutto di materiali riciclati. Il vantaggio competitivo che ne è derivato in termini di rispetto ambientale e riduzione dei costi è intuibile”.

 

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