Costruzione sugli Argini, il Divieto è Assoluto

Con la sentenza del 1° agosto 2011, n. 1231, il T.A.R. Lombardia ha stabilito che il divieto di costruzione di opere dagli argini dei corsi d’acqua, previsto dall’art. 96, lett. f), t.u. 25 luglio 1904, n. 523, ha carattere legale, assoluto e inderogabile, ed è diretto al fine di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ma anche (e soprattutto) il libero deflusso delle acque; esso è cioè teso a garantire le normali operazioni di ripulitura/manutenzione e a impedire le esondazioni delle acque.

 

Il T.A.R. ha inoltre chiarito come la deroga contenuta nella lettera f) del citato art. 96, per cui la distanza minima si applica in mancanza di “discipline vigenti nelle diverse località” sia quindi di carattere eccezionale e ciò significa che la normativa locale (espressa anche mediante uno strumento urbanistico), per prevalere sulla norma generale, deve avere carattere specifico.

 

Di conseguenza, conclude il T.A.R. lombardo, solo se lo scopo dell’attività costruttiva lungo il corso d’acqua è quello specifico di salvaguardarne il regime idraulico la disciplina locale assume valenza derogatoria della norma statale, in quanto meglio ne attua l’interesse pubblico perseguito.

 

Ne deriva quindi che nessuna opera realizzata in violazione della norma de qua può essere sanata e che è legittimo il diniego di rilascio di concessione edilizia in sanatoria relativamente ad un fabbricato realizzato all’interno della c.d. fascia di servitù idraulica (art. 33 l. 28 febbraio 1985, n. 47).

 

A cura di Paolo Costantino e Primiano De Maria (tratto da L’Ufficio Tecnico, Maggioli Editore)

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