Dall’Europa un nuovo impulso al riutilizzo degli inerti

Le attività di trasformazione per il riutilizzo dei rifiuti inerti subiranno un notevole impulso dal recepimento, entro il 2010, della direttiva europea n. 98 del 19 novembre 2008 in materia di rifiuti che obbliga gli Stati membri a provvedere entro il 2020 ad un aumento fino al 70% in termini di peso per l’utilizzo di inerti prodotti da cantieri edili in attività di costruzione e demolizione (rifiuti C&D).

Il tema del recupero al termine della “vita residua”, consente di ottimizzare l’impiego di risorse naturali nel tempo: prolungare la vita utile dei prodotti o dei loro componenti genera un nuovo modo di pensare, progettare e produrre, riducendo al massimo l’uso di materie prime e di energia. Il tema del riciclo, infatti, non è più solo una questione di scelte, ma sta divenendo, sempre di più il motivo guida di molte strategie progettuali e produttive tese a fare dell’ambiente e della sua salvaguardia la molla di uno sviluppo economico diverso, fondato sulla valorizzazione integrale delle risorse naturali, senza sprechi, prelievi indebiti, scarti e rifiuti non necessari.

Il riciclaggio diretto di materiali edili provenienti da attività di costruzione e demolizione degli edifici da reimpiegare nel settore delle costruzioni rappresenta un settore in forte crescita e con un bacino di riferimento molto ampio. La categoria degli inerti riciclati post‐consumo, costituita da residui di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, terra e rocce, rappresenta circa il 25% in peso del totale dei rifiuti prodotti ogni anno in Europa e possono diventare una efficace risorsa complementare ed alternativa alle materie prime naturali, offrendo importanti vantaggi dal punto di vista ambientale e di salvaguardia del territorio, a cominciare dalla riduzione dell’attività estrattiva.

L’obiettivo imposto dalla direttiva europea, se per alcuni stati membri è già attuale o vicino (ad esempio: Olanda, Belgio, Germania, Austria), per l’Italia invece, è particolarmente ambizioso dato che la percentuale media attualmente coperta è vicina al 10% delle circa 46 milioni di tonnellate di rifiuti inerti prodotte annualmente, con una rilevante differenza territoriale tra le regioni centro-settentrionali e le regioni meridionali e insulari.

La risposta è la “demolizione selettiva”, una strategia di gestione che separa i rifiuti per frazioni omogenee orientata al fine di separare elementi riusabili da elementi non riusabili e per organizzare un piano di riciclaggio dei rifiuti prodotti sui cantieri edili e nelle attività connesse, grazie al quale i materiale scartati possono essere suddivisi in frazioni e reimpiegati sotto forma di materia prima seconda per essere reimmessi nel normale ciclo di applicazioni per il settore edile: calcestruzzi a bassa resistenza, aggregati per la realizzazione di strade, massicciate ferroviarie, portuali e aeroportuali, riempimenti e colmate, recuperi ambientali, sabbia, pietrisco. Questo tipo di operazioni, specialmente se centralizzate, aiutano a ridurre i rifiuti e ne semplificano la suddivisione: è importante disporre di recipienti marcati per la raccolta dei diversi tipi di rifiuti e trovare un posto dove i vari materiali possono essere depositati per il riciclaggio, educando inoltre gli operatori in cantiere alla raccolta differenziata. In una accezione più moderna la demolizione può quindi essere intesa come “decostruzione programmata”, cioè come un momento che segna la fase di fine vita di un edificio contemplando contemporaneamente la fase di nascita di un altro.

La “Filiera RI-inerte”
È il progetto di un’unica filiera regionale, promosso dall’Associazione “Studi Ambientali” e sottoscritto dal C.N.G. (Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati) ed U.N.I.T.E.L. (Unione Nazionale Italiana Tecnici Enti Locali), che una volta a regime sarà in grado di gestire l’intero processo di riciclaggio diretto dei materiali edili per l’utilizzo di aggregati riciclati certificati nell’attività delle costruzioni edili, stradali ed ambientali. L’iniziativa della “Filiera RI-inerte” prevede la realizzazione di Centri di Raccolta e Recupero di rifiuti inerti da C&D e macerie edilizie su tutto il territorio regionale mediante l’attuazione di Piani Territoriali provinciali per la produzione di aggregati certificati. La raccolta, la trasformazione, il recupero ed il riutilizzo di aggregato riciclato conforme agli standard offre una notevolissima rilevanza economica ed occupazionale sul piano locale e crea notevoli prospettive di investimento per gli operatori. A tal proposito, ampia disponibilità è stata manifestata dall’ANCI in quanto, nel condividere l’iniziativa, si è impegnata, a strutturare una politica efficace nel processo di recupero in relazione all’obbligo per gli enti pubblici (comuni, amministrazioni e società a prevalente capitale pubblico) di impiegare aggregati riciclati nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno, ai sensi del d.m. 8 maggio 2003 n. 203.

Articolo di Andrea Cantini e Massimiliano Bertoni

Per approfondimenti
D. Longo, Decostruzione e riuso, Alinea Editrice, 2007
www.matrec.it
www.studiambientali.org
www.recinert.it

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