Dalla DIA alla SCIA, ovvero la semplificazione che complica

Riportiamo un interessante articolo di Domenico Trombino, tratto dalla Gazzetta degli enti locali sulla Scia. L’articolo commenta la modifica apportata alla legge 241/1990 divenuta vigente con l’approvazione della manovra finanziaria (n.d.r.)

Scrivere di disegni di legge ancora in itinere si rivela spesso operazione sterile, ai fini della conoscenza della regola che integrerà l’ordinamento giuridico.
In ogni caso, chi da anni si occupa di Dia e autorizzazioni, in materia d’attività produttive, avverte il bisogno di dir qualcosa in ordine alla proposta di modifica n. 49.1000 al d.d.l. n. 2228, recante conversione del d.l. 31.5.2010, n. 78, con stretto riferimento alla disposizione che va a sostituire l’art. 19 della legge 7.8.1990, n. 241, di seguito riportata.

[…] All’articolo 49, apportare le seguenti modificazioni:
[…]
d) dopo il comma 4, aggiungere il seguente:
4-bis. L’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 è sostituito dal seguente:

”Art. 19. – (Segnalazione certificata di inizio attività)
1. Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o di atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola esclusione degli atti imposti dalla normativa comunitaria, è sostituito da una segnalazione dell’interessato. La segnalazione è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, nonché dalle attestazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità da parte dell’agenzia delle imprese di cui all’articolo 38, comma 4 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni sono corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione. Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.

2. L’attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all’amministrazione competente.
[…]
2. Il comma 1 attiene alla tutela della concorrenza ai sensi dell’articolo 117 comma 2, lettera e), della Costituzione, e costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali ai sensi della lettera m) del medesimo comma. Le espressioni ”segnalazione certificata di inizio di attività” e ”Scia” sostituiscono, rispettivamente, quelle di ”dichiarazione di inizio di attività” e ”Dia”, ovunque ricorrano, anche come parte di una espressione più ampia, e la disciplina di cui al comma 1 sostituisce direttamente, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, quella della dichiarazione di inizio di attività recata da ogni normativa statale e regionale.
[…] (1)”

Dal confronto con l’art. 19 vigente si può agevolmente dedurre che si tratta di un’operazione di maquillage lessicale, più che di semplificazione.

In ogni caso si spara fuori bersaglio: della legge 241/1990 si va a colpire proprio la Dia, che sta faticosamente raggiungendo l’approdo della semplificazione effettiva, anche se già la modifica di cui all’art. 8 comma 1, lett. f), del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, da ultimo, l’ha snaturata.

Con la riscrittura del medesimo articolo, in particolare del comma 1, da parte della legge di conversione del decreto-legge n. 78/2010, si sta facendo peggio, se si considera che la finalità perseguita ‑ a non voler pensare neppure per un attimo che stiamo assistendo solo ad una gara al rialzo fra i vari Ministeri coinvolti ‑ dovrebbe essere quella di traslare tutta l’attività amministrativa dal controllo ex ante al controllo ex post, senz’altro buona e condivisibile, in un quadro di riduzione effettiva degli adempimenti e, più in generale, degli oneri amministrativi gravanti, in particolare, sulle piccole e medie imprese.

In realtà, tuttavia, il comma 1 in parola andrebbe a introdurre un dispositivo moltiplicatore del volume e del costo della documentazione, concentrando in capo all’interessato le responsabilità principali di quanto complessivamente “segnalato”.

Il copioso corredo, come disegnato, deve innanzitutto contenere obbligatoriamente le dichiarazioni sostitutive di certificazioni e gli atti di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del d.P.R. 445/2000, a prescindere se siano rilevanti o meno ai fini dell’esercizio di una determinata attività produttiva, e a prescindere se siano attestati in documenti già in possesso dell’amministrazione competente a riceverli o non siano direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.

Inoltre, per ogni e qualsiasi intervento, anche per quelli di meno rilevante entità, sono sempre richieste le attestazioni dei tecnici abilitati, ovvero le dichiarazioni di conformità da parte dell’agenzia per le imprese di cui all’ articolo 38, comma 4, del decreto legge 25.6.2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6.8.2008, n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti richiesti dalla legge o di atti amministrativi a contenuto generale, ergo sia quelli oggettivi (strutturali e funzionali), sia quelli soggettivi, richiesti due volte (per non farsi mancar nulla), considerato che fra detti requisiti e/o presupposti richiesti per l’esercizio di un’attività produttiva vi possono essere, ad esempio, l’iscrizione in albi o in elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni, l’appartenenza ad ordini professionali, il titolo di studio e gli esami sostenuti; la qualifica professionale posseduta, il titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualificazione tecnica, ecc. ecc., che l’art. 46 del d.P.R. 445/2000 prevede nella sua elencazione delle dichiarazioni sostitutive di certificazione.

Per di più, tali attestazioni, in pratica elaborati tecnici, devono essere a loro volta corredati da altri elaborati tecnici, (ancor più!) necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione, come se i primi potessero eventualmente anche dissimulare la conformità e legittimità dell’insediamento produttivo.

Si consideri inoltre che la “Scia” verrebbe ad assorbire, con tutto il suo carico di rigidità e nuovi oneri, anche le mere comunicazioni, quelle, per intendersi, prive di un vero e proprio contenuto abilitativo, con le quali vengono ad omologarsi situazioni nuove rispetto a quelle rappresentate nel titolo abilitativo di una determinata attività produttiva, talora contemplate negli ordinamenti regionali come risposta semplificatoria alla pregressa tendenza di subordinare tutto ad autorizzazione espressa (es.: variazione titolarità, del gestore o preposto, ecc.). Infatti, il disegno di legge, di là dalla blindatura costituzionale della novazione dell’art. 19 in parola, resa attraverso il rodato richiamo all’art. 117, comma 2, della Costituzione, lettere e) ed m), introduce una clausola di portata generale che, con l’entrata in vigore della legge di conversione, sancirà la scomparsa definitiva della “dichiarazione di inizio di attività” e del suo acronimo “Dia” e la sostituzione, rispettivamente, con “segnalazione certificata di inizio di attività” e “Scia”, a livello statale e regionale.

Siffatta statuizione, che di per se sembrerebbe limitata alla sostituzione della Scia alla Dia, calando ovviamente anche nel regolamento Suap attuativo dell’art. 38, comma 3, del d.l. 112/2008, dove l’art. 1, lettera g), definisce Dia “la dichiarazione o comunicazione di inizio attività, comunque denominata, ai sensi della normativa statale o regionale vigente”, esploderà l’ambito d’applicazione della Scia.

Non si trascuri, poi, la metamorfosi che viene imposta alle Agenzie per le imprese, prim’ancora della loro nascita.
L’art. 38 del d.l. 112/2008, l’art. 6 del regolamento Suap e il regolamento concernente l’accreditamento, questi ultimi ancora in via di pubblicazione, descrivono ed esaltano il ruolo delle Agenzie attraverso l’attribuzione di una particolare efficacia riconosciuta alle loro dichiarazioni di conformità, sorta di asseverazione delle asseverazioni, che qui diventa, invece, mero allegato tecnico, alla pari di tutti gli altri, surrogabile dalle attestazioni dei tecnici abilitati (i quali potrebbero non avere più alcun interesse a costituirsi in Agenzia, obbligati ad accreditamenti presidiati da onerose fidejussioni, lasciando campo libero agli altri soggetti indicati nell’art. 2 del regolamento concernente le agenzie per le imprese, che potrebbero però valutare anch’essi l’opportunità di continuare a servirsi dei tecnici di fiducia).

Uno tsunami che travolgerà non già norme vecchie e logore, ma quelle appena entrate in vigore o, addirittura, ancora solo da pubblicarsi.

Tenendo altresì presente il secondo comma del nuovo articolo 19, che attribuisce alla Scia solo efficacia immediata (finalmente!), ne pagherà (giustamente!) le conseguenze soprattutto il d.lgs. 59/2010, costruito sull’inconsistente differenza fra la Dia ad efficacia differita, ricondotta al regime autorizzatorio, e la Dia ad efficacia immediata, attribuendo l’una o l’altra, ora a questa ora quell’attività produttiva o servizio, secondo non ben comprensibili criteri di “delicatezza e complessità” dei controlli da effettuare, pertanto, prima dell’avvio dell’attività.
Questo potrebbe essere indubbiamente un merito della legge di conversione del decreto-legge 78/2010, anche se, qualora si pervenisse inopinatamente al testo definitivo nella formulazione sopra riportata, non s’avanzerebbe, certo, verso la semplificazione effettiva.

(1) Da www.senato.it.

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