Decentramento funzioni catastali… a volte ritorna

Si tornerà a parlare di decentramento delle funzioni catastali ai comuni nella riunione aggiornata all’11 marzo, dopo l’annullamento di quella prevista per lo scorso 4 marzo. Lo ha dichiarato Oreste Giurlani, rappresentante alla Conferenza Stato-regioni dell’Uncem di cui è vice-presidente nazionale.

La complessa vicenda prende le mosse dal d.p.c.m. del 14 giugno 2007, che dava concretezza al progetto del passaggio ai comuni delle funzioni catastali (legge 296/2006). Nel marzo 2008 già diversi comuni avevano scelto, con delibera, quali e quante funzioni assumere e ben 2.374 comuni erano stati già considerati pronti e altri 481 avevano deciso di affidarsi completamente all’agenzia del territorio.
Poi era saltata ogni prospettiva perché il decreto era stato bocciato. Ora, a quanto pare, si torna a parlare di passaggio del catasto ai comuni.
Tale passaggio (che attribuiva anche risorse per46 milioni di euro e personale, circa 3.000 persone) si basava su tre livelli.

I tre livelli
Il primo livello prevedeva la consultazione della banca dati catastale unitaria nazionale e servizi di visura catastale; certificazione degli atti catastali conservati nella banca dati informatizzata; aggiornamento della banca dati del catasto; riscossioni erariali per i servizi catastali.

Il secondo livello, oltre alle funzioni di cui sopra, comprendeva anche: verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento del Catasto fabbricati; confronto, con gli atti del comune, delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento e segnalazione degli esiti all’Agenzia; verifica formale e accettazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento geometrico del Catasto terreni; verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni di variazione colturale.

Infine, il terzo livello comprendeva le funzioni del primo più: verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento geometrico del Catasto fabbricati;verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazione tecniche di aggiornamento del Catasto terreni e di quelle di variazione colturale; definizione dell’aggiornamento della banca dati catastale sulla base delle proposte di parte, o di adempimenti d’ufficio.

Si trattava di operazione non facile che avrebbe portato ai comuni ulteriori responsabilità operative e gestionali. E soprattutto bisognava definire l’influenza della legge sui comuni, sia che si muovessero in maniera autonoma che associata, oppure addirittura per delega come accadrebbe sicuramente per i piccoli comuni montani.
Il decreto prevedeva che i comuni potessero provvedere alla gestione di tutte o parte delle funzioni catastali assegnate dalla legge attraverso una delle seguenti modalità: gestione diretta autonoma, gestione diretta attraverso unione di comuni o altre forme associative, gestione diretta da parte della Comunità montana di appartenenza, gestione affidata all’Agenzia del territorio.

La ripresa dell’argomento – di Giurlani – dovrò dirci anche come si deve interpretare quel decaduto decreto. Ovvero se verrà riproposto com’era o saranno apportate modifiche. Già dalla prossima riunione della Conferenza unificata sarà possibile capire cosa potrebbe accadere”.

Fonte Agipress

 

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