Depurazione e gestione delle Acque di Prima Pioggia

Oggi la necessità di una puntuale gestione delle acque meteoriche di prima pioggia ha assunto un’importanza sempre più significativa, divenendo un elemento rilevante in qualsiasi progetto di tutela ambientale nelle zone urbanizzate: piazzali industriali, aree intermodali, porti e aeroporti, strade, tangenziali e autostrade. Il trattamento depurativo si rende obbligatorio, in conformità alle prescrizioni del decreto legislativo 152/2006, quando le acque di dilavamento delle superfici impermeabilizzate risultino contaminate dalle impurità presenti come oli, lubrificanti, carburanti, metalli pesanti o corpi solidi in genere. Una sua soluzione ottimale richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga sia aspetti tecnici che ambientali.

 

Le acque di prima pioggia attraversano l’atmosfera, sotto forma di goccioline, catturando gli elementi volatili dispersi nei suoi strati medio-bassi e trascinandoli al suolo, dove si arricchiscono, erodendo le superfici impermeabili di tutte le impurità depositatesi durante il periodo asciutto. Il carico inquinante delle acque di prima pioggia dipende principalmente dalla qualità dei siti dilavati e dalla capacità di trascinamento di corpi solidi di varia natura che l’acqua incontra al suo passaggio.

 

Con lo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni, è aumentata molto rapidamente la quantità di aree impermeabili destinate ad usi produttivi e/o commerciali che causano l’alterazione della qualità delle acque meteoriche di dilavamento. Le sorgenti contaminanti possono essere molto differenti, diffuse o puntuali, e la tipologia di carico inquinante è strettamente legata alla specifica attività svolta. Per questo motivo la normativa prevede l’obbligo di riunire le acque meteoriche ricadenti sulle superfici impermeabili e di trattarle al fine di evitare il recapito di sabbia, terriccio, idrocarburi, residui oleosi o particelle di materiali  inquinanti nei corsi d’acqua o nelle pubbliche fognature.

 

La normativa impone la separazione delle acque meteoriche non inquinate, che possono essere scaricate direttamente in fognatura bianca, da quelle contaminate, che devono essere trattate prima di essere recapitate nel sistema fognario o in un altro corpo recettore. Il d.lgs 152/2006 delega alle Regioni il compito di disciplinare la materia, come riportato all’articolo n.113: “Ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell’Ambiente e della tutela dei territori, disciplinano e attuano: a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti da reti fognarie separate; b) i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione”.

 

Gli impianti e le apparecchiature di trattamento delle acque di prima pioggia sono generalmente prefabbricati (cls, vetroresina o polietilene ad alta densità) e dimensionati secondo parametri standardizzati. Ai fini progettuali per il calcolo delle portate, si stabilisce che la precipitazione di 5 mm/m2, uniformemente distribuita sull’intera superficie interessata, si verifichi in 15 minuti, per eventi meteorici che si distanziano di almeno 48 ore l’uno dall’altro. Ad evento meteorico esaurito, nell’ambito delle 48-72 ore successive, deve essere garantita l’attivazione delle operazioni di svuotamento delle acque di prima pioggia. Nel caso in cui le precipitazioni atmosferiche assumono carattere alluvionale, si dovrà evitare il sovraccarico delle fognature, contenendo le acque per evitare disfunzioni. I coefficienti di afflusso alla rete si considerano pari ad 1 per le superfici lastricate od impermeabilizzate ed a 0,3 per quelle permeabili di qualsiasi tipo.

 

I manufatti devono rispettare le seguenti prescrizioni:
– capacità di accumulo fino al volume calcolato per le acque di prima pioggia
– sfioro continuo e indisturbato delle acque di seconda pioggia
– svuotamento in fognatura entro 48 ore dalla fine della precipitazione, mediante pompaggio o a gravità

 

L’acqua meteorica di dilavamento derivante dalla superficie scolante dopo i 15 minuti è definita acqua di seconda pioggia e non deve essere trattata o rispettare limiti tabellari, dato che il precedente flusso di pioggia ha già provveduto all’eventuale dilavamento degli inquinanti presenti. Per questo motivo il ciclo di depurazione prevede la separazione dei reflui di prima pioggia dalle successive acque di seconda pioggia tramite un pozzetto scolmatore. Il trattamento delle acque contaminate raccolte nella vasca di accumulo prevede in sintesi un sistema di grigliatura, sedimentazione, disoleazione e trattamento chimico degli inquinanti residui presenti nelle acque di piazzale, per renderle conformi agli standard qualitativi indicati nell’Allegato 5 del d.lgs. 152/2006.

 

L’impianto prevede anche un sistema automatico di gestione delle pompe: alla fine della precipitazione, la sonda invia un segnale al quadro elettrico il quale avvia la pompa di rilancio dopo un intervallo di tempo pari a 48/72 h (tempo di svuotamento previsto); se durante tale intervallo inizia una nuova precipitazione, la sonda riazzera il tempo di attesa ed una volta svuotato il bacino, l’interruttore di livello disattiva la pompa e il sistema si rimette in situazione di attesa.

 

Le acque che debbono essere assoggettate a particolare trattamento devono provenire da una superficie di pertinenza dei seguenti insediamenti:
– Industria petrolifera
– Industria chimica
– Trattamento e rivestimento dei metalli
– Concia e tinture delle pelli e dei cuoio
– Produzione della pasta carta, della carta e dei cartone
– Produzione di pneumatici
– Stazioni di distribuzione dei carburante
– Autofficine
– Carrozzerie
– Autolavaggi
– Depositi di mezzi di trasporto pubblico
– Depositi di rifiuti, centri di cernita e/o trasformazione degli stessi
– Depositi di rottami
– Depositi di veicoli destinati alla demolizione
– Depositi all’ingrosso di sostanze liquide e/o solide, limitatamente a quelle prodotte nelle industrie petrolifere e chimiche.

 

La sanzione prevista per chi non osserva le disposizioni legislative in merito di depurazione delle acque di prima pioggia è regolata dal d.lgs. 152/2006 parte III art. 133 comma 9 con una multa da 1500 a 15000 € e nel caso di presenza di sostanze pericolose si applica la sanzione penale enunciata nel d.lgs 152/2006 parte III art. 137 comma 9 che prevede l’arresto da 2 mesi a 2 anni.

 

Articolo di Andrea Cantini

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