Deumidificazione elettrofisica delle murature

Come è largamente noto, non solo tra gli addetti ai lavori, il fenomeno dell’umidità nelle murature è largamente diffuso negli ambienti che si trovano al piano contro terra degli edifici delle nostre città.
Esistono differenti cause per cui l’umidità può insinuarsi nei muri. È importante riconoscere quali sono per poter attuare il corretto intervento e risolvere in questo modo il problema.

Le dodici principali cause:
1. Umidità capillare ascendente dal terreno
2. Umidità igroscopica: dovuta alla quantità di sali igroscopici (che quindi attraggono umidità) contenuta nelle pareti, negli intonaci dopo il prosciugamento e nel terreno.
3. Umidità residua naturale – grado di umidità dei muri
4. Infiltrazione laterale dell’umidità: in presenza di danni o difetti nell’isolamento verticale
5. Acqua di pendio con pressione: l’acqua che fluisce da un pendio oppure un livello d’acqua nel terreno temporaneamente alto
6. Spruzzi d’acqua e/o pioggia
7. Umidità da danni tecnici di costruzione, danni alle installazioni
8. Infiltrazioni d’acqua: le acque superficiali che si formano a causa delle precipitazioni possono penetrare liberamente nelle fessure tra terreno e muro dell’edificio.
9. Umidità dovuta a lavori edili, umidità causata dal nuovo intonaco
10. Umidità causata da fattori di disturbo geologici o tecnici: determinati campi elettromagnetici, elettrostatici e/o altri campi di diversa natura possono aumentare l’umidità capillare nella muratura.
11. Umidità da Condensazione: l’aria calda e umida condensa sulle superfici murarie fredde. Ciò crea l’umidità da condensazione.
12. Umidità causata da fattori chimici

L’umidità di risalita è una delle forme di umidità più diffuse ed interessa sia le vecchie costruzioni che quelle recenti, quando il sistema di isolamento è mancante, inefficace o danneggiato (leggi anche su Ingegneri.cc Umidità di risalità). A causa della capillarità, l’umidità risale dalle fondamenta e si manifesta nella zona bassa delle murature. Il grado di risalita dell’umidità dipende dalla presenza di acqua nel sottosuolo, dalla porosità e capacità assorbente dei materiali da costruzione e dai fenomeni atmosferici e stagionali, per cui l’altezza dell’umidità può aumentare nei mesi freddi o piovosi, a causa della mancata evaporazione.

Danni provocati dall’umidità di risalita
a) Danni statici: i sali presenti nel terreno e nel materiale da costruzione, si sciolgono nell’acqua e salgono, grazie all’effetto capillare, fino alla superficie. L’acqua evapora e il sale cristallizzando aumenta il suo volume fino a 12 volte causando distacco dell’intonaco e parte del materiale murario che si degrada velocemente.

b) Danni estetici: macchie ed aloni di umidità, presenza di muffa, intonaco che si sfalda, colore che si scrosta, efflorescenze saline, mobili e strutture in legno che si rovinano…

c) Danni alla salute: la muffa presente nell’intonaco è un fungo che si alimenta con l’umidità. Le sue spore sono nocive e si impregna negli armadi e nei vestiti. L’eccesso di umidità nell’ambiente provoca una generale situazione ambientale insalubre che può procurare malesseri, disagi e perfino malattie come raffreddori, sinusiti, mal di gola, artriti, reumatismi,ecc.

d) Danni economici: costi di riscaldamento eccessivi, lavori continui di rifacimento dell’intonaco, della pittura, dei pavimenti in legno, mobili rovinati, tappezzeria…

Interventi
Gli interventi che fino a oggi sono stati messi in atto per cercare di risolvere in modo efficace e definitivo il diffusissimo fenomeno dell’umidità per risalita capillare, fanno essenzialmente riferimento a tre metodi.

Metodo meccanico: attraverso un taglio effettuato alla base della muratura, viene inserito un foglio di materiale isolante che garantisce il prosciugamento della parte superiore del  muro. Questo metodo, oltre a non poter essere applicato nelle zone sismiche, ha però numerosi svantaggi: molto costoso, invasivo, sporco, rumoroso, richiede opere murarie e crea problemi di assestamento.

Metodo chimico: è un sistema che permette di lavorare solo da una parte del muro facendo dei fori fino ai 3/4 della muratura nei quali viene iniettata una resina chimica che ha il compito di permeare l’intero spessore del muro e creare una barriera. Gli svantaggi principali sono: costoso e non sempre applicabile, non garantisce il prosciugamento totale, invasivo, sporco e maleodorante, richiede opere murarie e ha una durata limitata.

Metodo elettrofisico: fra le principali tecniche utilizzate è sicuramente il metodo più moderno. Si basa essenzialmente sull’inversione del processo naturale che, come è risaputo, porta le molecole di acqua a vincere la forza di gravità e risalire per capillarità dal terreno in cui è contenuta fino all’interno della muratura (leggi anche su Ingegneri.cc Umidità delle murature: tecnologia elettro-fisica LS Domodry) . Tale inversione di processo avviene grazie all’installazione e l’impiego di una piccola centralina elettronica alimentata a corrente che genera un  leggero campo elettromagnetico che interferisce con quello naturale, e in particolare con i dipoli dell’acqua: l’effetto è quello di ottenere fin da subito una inversione del percorso delle molecole di acqua che cominciano a migrare dalla muratura verso il terreno. I primi effetti si possono notare anche dopo qualche settimana mentre il raggio d’azione sferico può raggiungere anche i 15 metri agendo indistintamente su superfici verticali e piane (come solai contro-terra).

I principali vantaggi di questo metodo sono la totale assenza di interveti murari e/o invasivi e l’assenza di utilizzo di elementi chimici, a fronte di una garanzia quasi totale di prosciugamento.

Alcune perplessità nascono dalla presenza di costi di gestione, seppur bassi (3-5 Wh), e soprattutto dalla presenza costante di un campo elettromagnetico che potrebbe risultare poco gradito dagli utilizzatori della struttura in cui viene installato l’emettitore in particolare in edifici in cui sono previste attività di lungo periodo (abitazioni, uffici…).
Bisogna però considerare che il campo elettromagnetico emesso è di gran lunga al di sotto dei limiti normativi (intensità campo elettrico: 0,3 V/m) e comunque paragonabile a quello emesso dai normali impianti elettrici ed enormemente minore a quello dei cellulari.

Articolo di Massimiliano Bertoni e Andrea Cantini

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