Dissesto idrogeologico, allarme-Calabria Prestigiacomo: un piano nazionale da 4 miliardi

Nei giorni scorsi la Commissione ambiente della Camera ha ascoltato il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Diverse le questioni trattate, prima fra tutte lo schema di decreto legge per l’istituzione di un apposito Piano nazionale per il rischio idrogeologico.
Per il provvedimento, bloccato da settimane in Consiglio dei ministri, si attende una risposta sulla copertura finanziaria da parte del ministro dell’economia.

Il d.l. prevede lo stanziamento di circa 4 miliardi di euro in dieci anni, che andrebbero a coprire i primi 150-200 interventi urgenti in tema di dissesto idrogeologico. Sempre in riferimento al piano straordinario il ministro ha proposto la costituzione di una commissione tecnica che dovrà redigere un nuovo piano entro 60 giorni dal proprio insediamento. Si attende ora la risposta del ministro Tremonti.

LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE: RISCHIO TOTALE IN CALABRIA
Sempre a proposito di rischio idrogeologico, arriva la denuncia di Legambiente sulla situazione esistente in Calabria. L’associazione ambientalista ha, infatti, reso noto il dossier “Ecosistema Rischio 2009”, un check-up a cui sono stati sottoposti i comuni calabresi in occasione di “Operazione Fiumi”, campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Protezione civile.
I dati del dossier sono allarmanti. Il 100% dei comuni calabresi è classificato a rischio idrogeologico dal Ministero dell’ambiente e dall’Unione delle province italiane; l’85% delle amministrazioni prese in esame ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana; il 45% delle municipalità monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 61% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con grave rischio non solo per l’incolumità dei lavoratori ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni in caso di alluvione. Ancora, nel 27% dei casi presi in esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive turistiche.

I numeri del dossier “Ecosistema Rischio 2009” delineano il quadro di un territorio estremamente fragile, con 409 comuni su 409 a rischio frane o alluvioni. Sotto accusa lo sviluppo urbanistico e l’uso del territorio e delle acque, poco rispettosi delle limitazioni imposte dal delicato assetto idrogeologico e aggravati dal diffuso abusivismo edilizio. Così, nonostante l’80% delle amministrazioni monitorate preveda nei propri piani urbanistici vincoli di edificabilità per le zone a rischio, un sovrabbondante 85% dei comuni presenta abitazioni in tali aree. E le delocalizzazioni procedono a rilento: solo nel 7% dei casi, infatti, sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio. Zero assoluto, invece, per quanto riguarda le delocalizzazioni di strutture industriali.
 Qualche segnale positivo arriva dalla pianificazione dell’emergenza e dall’organizzazione della Protezione civile locale. Il 77% dei comuni, infatti, ha predisposto un piano d’emergenza con il quale fronteggiare situazioni di crisi come frane e alluvioni. Peccato che solo il 47% delle municipalità abbia aggiornato tale piano negli ultimi due anni.

Per approfondimenti:
Operazione Fiumi

Fonti:
Ministero dell’ambiente
Legambiente

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