Distanze tra pareti finestrate: i 10 metri sono un vincolo assoluto (anche per le sopraelevazioni)

Distanze tra pareti finestrate: i 10 metri sono un vincolo assoluto (anche per le sopraelevazioni)

Nuovo importante capitolo sul tema delle distanze tra pareti finestrate di edifici vicini. Viene una volta di più e con forza sottolineata la piena operatività dell’art. 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968 n. 1444 che regola le distanze tra gli edifici.

La distanza minima tra pareti finestrate di edifici antistanti non può essere inferiore ai 10 metri. A ribadirlo sono stati i giudici amministrativi della sezione VIII del TAR Campania (Napoli) con la sentenza n. 2791 del maggio scorso (Leggi la sentenza n. 2791/2015 sul sito della Giustizia Amministrativa).

“La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che tale distanza (10 metri, ndr) va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e pertanto non è eludibile”.

Al giudice, si legge nella sentenza, non è lasciato alcun margine di discrezionalità sulla distanza minima tra edifici che è predeterminata con carattere cogente “in via generale ed astratta”. Insomma, un vincolo assoluto e ineludibile, come scrivono i giudici napoletani.

Il ragionamento del TAR Campania prende in esame anche il tema delle sopraelevazioni costruite in seguito e che possono modificare la distanza tra pareti finestrate. Anche in questo caso, l’orientamento dei giudici è chiarissimo: “secondo la consolidata giurisprudenza […] la regola delle distanze legali tra costruzioni di cui al comma 2 dell’art. 9 del DM 1444/1968 deve ritenersi applicabile anche alle sopraelevazioni”.

Inoltre, aggiunge il TAR Campania, la disposizione del decreto sulle distanze in edilizia, essendo tassativa ed inderogabile, impone al proprietario dell’area confinante col muro finestrato altrui di costruire il proprio edificio ad almeno dieci metri da quello, senza alcuna deroga, neppure per il caso in cui la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell’art. 907 comma 3, c.c.”.

I giudici terminano scrivendo che anche i Comuni non hanno alcuna possibilità di derogare a questa norma in sede di formazione o revisione degli strumenti urbanistici.

Ricordiamo che le uniche eccezioni alla regola dei 10 metri come minima distanza tra pareti finestrate sono per interventi di ristrutturazione e restauro conservativo di edifici nei centri storici (Zona A) e nell’eventualità di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.

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