Ecco come fare una termografia passiva a prova di errore

La termografia in edilizia risente in maniera sensibile delle condizioni climatiche e ambientali del luogo dove il tecnico si trova a operare. Sono numerosi i parametri di cui è necessario tenere conto prima di effettuare un’analisi termografica (termografia passiva), in modo da ottenere risultati precisi e attendibili.

 

Per fornire alcune utili indicazioni, riprendiamo un post pubblicato recentemente dal quotidiano online Ediltecnico.it, a cui rimandiamo per ulteriori informazioni e approfondimenti sul tema della termografia in edilizia.

 

Tra i consigli per effettuare un’analisi di termografia “a prova di errore” c’è da registrare l’accortezza di operare in assenza di irraggiamento solare. Meglio ancora se si lavora dopo il tramonto del sole, quando l’edificio da analizzare si trova in fase di raffreddamento. È quasi pleonastico aggiungere che è perfettamente inutile, ai fini dell’attendibilità dell’analisi termografica, lavorare in condizioni climatiche avverse con pioggia, neve o vento forte.

 

Infatti, la temperatura, l’umidità e la velocità del vento influenzano la qualità dei risultati, in quanto essi modificano le modalità con cui avviene lo scambio termico tra materiali e l’ambiente circostante. Inoltre è necessario che a cavallo della struttura vi sia uno sbalzo termico di almeno 10 °C: questo per consentire di apprezzare sui termogrammi le anomalie termiche eventualmente presenti.

 

Infine, c’è un altro fattore che, se non considerato, può limitare l’efficacia della termografia. Occorre infatti tenere in considerazione la presenza e la tipologia di sorgenti calde, come tubazioni non isolate termicamente, elementi scaldanti ecc.

 

Tutti questi elementi, infatti, possono influenzare la distribuzione della temperatura sui componenti dell’involucro edilizio. Analoga (e negativa) influenza la possono avere eventuali riflessi di luce provenienti da altre superfici, che potrebbero essere scambiati erroneamente per difetti della struttura.

 

Le condizioni ottimali per produrre termogrammi perfetti
Per la misura degli infrarossi sono importanti soprattutto condizioni ambientali stabili.

 

Ciò significa che il clima e gli oggetti nell’ambiente di misura, così come qualunque altra influenza, non devono cambiare durante la misura. Questo è l’unico modo per valutare possibili fonti d’interferenza e documentarle per la successiva analisi.

 

Per misure all’aperto, le condizioni atmosferiche devono essere sempre e comunque stabili ed il cielo nuvoloso al fine di schermare l’oggetto dell’indagine sia dalla luce diretta del sole sia dalla “radiazione diffusa fredda della volta celeste”.

 

Bisogna anche tenere presente il fatto che gli oggetti da termografare possono essere ancora caldi per effetto della precedente esposizione alla luce solare a causa della loro capacità di accumulare calore.

 

È bene tener conto ancora che, per la termografia in ambito edile, si raccomanda una differenza di almeno 15 °C tra la temperatura esterna e quella interna.

 

Condizioni ideali per la termografia in edilizia
Le condizioni ambientali per effettuare misure ideali nell’ambito delle analisi termografiche sono le seguenti:
1. Condizioni atmosferiche stabili;
2. Cielo nuvoloso prima e durante la misura (per misure all’aperto);
3. Assenza di luce solare diretta prima e durante la misura;
4. Assenza di precipitazioni;
5. Superficie dell’oggetto di misura asciutta e priva di fonti termiche d’interferenza (es. assenza di fogliame sulla superficie);
6. Assenza di vento o correnti d’aria;
7. Assenza di fonti d’interferenza nell’ambiente di misura o nel percorso di trasmissione;
8. La superficie dell’oggetto di misura è ottimale se ha emissività elevata e nota.

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