Edilizia, gli abusi in materia di distanze non sono condonabili

Gli abusi in materia di distanze tra gli edifici non sono condonabili, come ricordato dalla giurisprudenza e in particolare dal T.A.R. Campania con la recente sentenza 369/2013 (cfr. sempre del T.A.R. Campania, Napoli, Sezione VIII, 14 marzo 2011, n. 1458; 6 novembre 2012, n. 4410).

 

In particolare, si sono statuiti tre punti essenziali in termini di abusi in materia di distanze tra edifici e condonabilità.

 

1. L’amministrazione, nel concedere il titolo abilitativo in sanatoria, può e deve considerare i limiti (per così dire, interni) rivenienti dall’esistenza di diritti soggettivi dei terzi alla distanza legale (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 30 dicembre 2006 n. 8262).

 

2. Per sostenere che, all’esito di siffatta verifica, l’amministrazione comunale debba negare il condono richiestole, occorre inferire che la norma attributiva di potere di sanatoria, lungi dall’essere indifferente ai diritti dei terzi, vieti di rilasciare un titolo edilizio in contrasto con questi ultimi.

 

La tesi opposta – che predica l’estraneità dei diritti dei terzi alla norma attributiva del potere di sanatoria – vincolerebbe il Comune al rilascio del titolo edilizio pur nella consapevolezza che la realizzazione del manufatto legittimato integra un illecito civile (per violazione delle distanze); ma, in un sistema di responsabilità civile che ha ormai riconosciuto la possibilità di convenire in giudizio l’amministrazione finanche per i danni cagionati dall’omessa vigilanza, la condotta del comune che abbia consapevolmente agevolato la lesione del diritto di proprietà di un terzo, sanando l’edificazione del manufatto, è suscettibile di essere considerata fonte di danni in quanto concausa dell’illecito civile; cosicché l’amministrazione, da un lato, sarebbe obbligata dalla norma attributiva del potere al rilascio del titolo abilitativo e, d’altro lato, rischierebbe di dover rispondere di tale comportamento a titolo di responsabilità civile; di qui la ritenuta esclusione – da parte della giurisprudenza – della condonabilità di opere abusive eseguite in violazione delle distanze legali, trattandosi di ipotesi esulante dalla norma attributiva del potere di sanatoria (cfr. T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, 2 novembre 2010, n. 4524).

 

3. La condonabilità delle opere lesive delle distanze dai confini e dagli edifici limitrofi, va, vieppiù, esclusa, anche, e soprattutto, perché la disciplina urbanistica locale in materia di distanze non è derogabile, essendo diretta non già alla tutela di interessi privati, bensì alla tutela di interessi generali e pubblici in materia urbanistica, nonché ad evitare la creazione di intercapedini antigieniche e pericolose (T.A.R. Campania, Napoli, Sezione VIII, 14 marzo 2011, n. 1458).

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