Elettrosmog nella “casa di Faraday”

Quali sono i problemi dell’elettrosmog, e come comportarsi in fase progettuale? Una riflessione su un tema sempre più attuale.

– L’inquinamento elettromagnetico, comunemente chiamato “elettrosmog”, è un fenomeno legato alla generazione di onde elettromagnetiche non ionizzanti emesse da fonti artificiali: emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da corrente alternata di forte intensità (elettrodotti), radio-onde per telefoni cellulari e Wi-Fi – ovvero dispositivi che possono collegarsi a reti locali (telefonia, internet) –, elettrodomestici e in generale ogni dispositivo che funzioni grazie alla corrente elettrica.

Le onde elettromagnetiche sono costituite da campi elettrici e magnetici oscillanti legati fra di loro in modo da costituire una unica entità: il campo elettromagnetico (CEM). I CEM sono contraddistinti dalla loro frequenza, cioè il numero delle oscillazioni dell’onda al secondo (hertz, Hz), e dalla lunghezza d’onda, che è la distanza percorsa dall’onda durante il tempo di un’oscillazione e si misura in metri (m). Ad un’onda elettromagnetica di data frequenza è associata una quantità di energia, che è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza. Questa energia può essere in grado o meno di produrre una serie di effetti quando l’onda elettromagnetica penetra nella materia: le onde elettromagnetiche possono essere classificate come “radiazioni ionizzanti” o “radiazioni non ionizzanti”. Le radiazioni ionizzanti (IR) sono onde elettromagnetiche a frequenza estremamente alta (raggi X e raggi gamma) che possiedono un’energia fotonica sufficiente per produrre la ionizzazione (cioè creazione di parti di molecole o di atomi elettricamente cariche), rompendo i legami atomici che tengono unite le molecole nelle cellule.

Tutte le altre radiazioni sono dette non ionizzanti (NIR) e comprendono i campi elettromagnetici di interesse per le telecomunicazione e il trasporto di energia che hanno frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz. È possibile classificare questi CEM a seconda della frequenza:
Campi statici (0 Hz): treni a levitazione magnetica per il trasporto pubblico, dispositivi di diagnostica per immagini di risonanza magnetica;
Campi di frequenza estremamente bassa (ELF), (da >0 a 300 Hz): treni per il trasporto pubblico, tutti i dispositivi impiegati nella generazione, distribuzione e utilizzazione dell’energia elettrica come computer ed elettrodomestici (di norma 50 o 60 Hz);
Campi a frequenza intermedia (IF), (da >300 Hz a 10 MHz): dispositivi antifurto e di sicurezza, caloriferi a induzione e unità display video;
Campi a radiofrequenza e microonde, (da >10 MHz a 300 GHz): telefoni cellulari e trasmittenti per telecomunicazioni, radar e unità diatermiche e uso medico, forni a microonde.

I CEM producono effetti diversi sui sistemi biologici quali cellule o gli esseri umani, in funzione della loro frequenza ed intensità. Questi effetti possono provocare un vero e proprio danno alla salute (ad esempio in casi di esposizione prolungata a radiazioni ionizzanti) oppure, come nel caso delle NIR, possono produrre effetti biologici: ad esempio, mediante il riscaldamento, alterare le reazioni chimiche o indurre correnti elettriche nei tessuti e nelle cellule. I CEM tra 10-300 GHz vengono assorbiti presso la superficie della pelle e delle parte del corpo esposte (effetto termico), e l’energia che penetra nei tessuti sottostanti è molto ridotta. Delle esposizioni intense e prolungate nel tempo possono essere molto gravi, in particolare per gli organi poco vascolarizzati come il cristallino dell’occhio. I CEM tra 1 MHz e 10 GHz penetrano nei tessuti esposti e producono induzione di correnti elettriche e riscaldamento. Come conseguenza si possono manifestare la non capacità di svolgere compiti mentali o fisici, ma anche influenza sulla fertilità maschile fino ad arrivare a effetti acuti quali ad esempio cataratte oculari, ustioni della pelle, riduzione dei globuli bianchi e sterilità.
I CEM inferiori a 1 MHz non producono riscaldamento significativo, ma inducono soprattutto correnti e cariche elettriche. Per quanto riguarda i campi magnetici, esposizioni a livelli molto bassi di intensità presenti negli ambienti di vita, dell’ordine di 0,2µT (microtesla), vengono riferiti, da alcune ricerche epidemiologiche, effetti di cui non esistono conferme nelle ricerche scientifiche di laboratorio e i cui effetti nocivi non sono assodati. Le persone che manifestano disturbi sotto l’influenza dell’elettrosmog si chiamano persone elettrosensibili e il loro numero è in costante aumento. Quello che è certo è il fatto che una attenta progettazione e realizzazione dei luoghi di vita e lavoro, che tenga conto della costante presenza dei CEM, può ritenersi il più efficace metodo per limitare l’esposizione delle persone a tali onde potenzialmente nocive per la salute umana.

I principali accorgimenti riguardano essenzialmente la corretta progettazione e manutenzione impiantistica: l’impianto elettrico può generare campi elettromagnetici a bassa frequenza. Infatti anche se le utenze risultano spente, la corrente percorre ugualmente i cavi elettrici. Misurazioni di onde elettromagnetiche nelle stanze da letto rilevano molto spesso la presenza di alte intensità nelle immediate vicinanze del letto che posso interferire negativamente con il naturale riposo della persona. Questo fenomeno aumenta se alcuni elettrodomestici sono addossati alle camere da letto, alle postazioni di lavoro o a luoghi di soggiorno ove si sosta per più ore consecutive. E’ importante che l’impianto elettrico venga adeguatamente progettato in modo che non formi un sistema circolare chiuso. Questo lo si può fare disegnando l’impianto in modo stellare. Inoltre l’impianto deve essere dotato di disgiuntori possibilmente posizionati in ogni stanza da letto e alloggiati in scatole semitrasparenti (i led indicano quando l’impianto è staccato). Il distacco avviene automaticamente quando non c’è richiesta di corrente e altrettanto automaticamente re-immessa quando ve ne è richiesta tramite l’azionamento di un normale interruttore.
Un altro aspetto di particolare rilevanza ma che troppo spesso non viene adeguatamente considerato in fase di scelte progettuali, è l’ “effetto Faraday” che edifici realizzati con strutture intelaiate in cemento armato o totalmente in acciaio possono attivare. In estrema sintesi strutture di questo tipo possono comportarsi come la così detta “Gabbia di Faraday”: se un’onda elettromagnetica incontra una gabbia metallica, la componente elettrica dell’onda resta fuori, la componente magnetica attraversa la gabbia. Viceversa, se l’onda elettromagnetica parte dall’interno della gabbia, la componente elettrica resta all’interno, quella magnetica riesce ad uscire fuori. È facile immaginare quanto sia amplificato in questi casi il bombardamento da campi elettrici e magnetici che una persona è costretta a subire anche semplicemente utilizzando un cellulare in ambienti confinati.

Articolo di Massimiliano Bertoni e Andrea Cantini

Per approfondimenti
www.indoor.apat.gov.it
www.conacem.it
www.elettrosensibilitacura.org
www.elettrosmog.it

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