Fiumi tombati e mancata pianificazione tra le cause dell’Alluvione a Genova

I fiumi devono respirare, vivere, avere lo spazio per assorbire, non possono essere trasformati in canali artificiali”. Con queste parole Federico Oliva, presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, ha risposto in un’intervista rilasciata a Radio 24 a chi gli chiedeva quali potessero essere state le cause della disastrosa alluvione che si abbattuta su Genova venerdì scorso.

 

Gli accumuli improvvisi di acqua come quello che si è verificato a Genova”, continua Oliva, “sono determinati, oltre che dalla cementificazione, dagli interventi di ingegneria fatti nei decenni scorsi”. Sotto accusa, dunque, sia gli interventi che hanno costretto in alvei troppo piccoli i fiumi e i torrenti cittadini, dove l’acqua si accumula in maniera rapidissima e ha dei picchi altezza rilevanti, ma anche una cattiva gestione urbanistica delle città con ‘costruzioni selvagge’ sempre condonate.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda del vertice dell’Inu anche la Protezione civile. Illuminanti allo scopo le parole di Franco Gabrielli secondo cui nel nostro Paese, il cui territorio è “fin troppo antropizzato” manca sia la prevenzione generale che interventi per ridurre i rischi.

 

E assumono un sapore amaro le parole che l’assessore al territorio e urbanistica della Lombardia Daniele Bellotti pronunciò, poco più di un mese fa in occasione della presentazione davanti agli enti locali e ai rappresentati delle professioni tecniche (geometri, ingegneri e architetti) delle Linee di indirizzo per la progettazione delle opere di difesa del suolo in Lombardia: “La raccomandazione che, non da oggi, faccio alle amministrazione comunali è di mettere in pratica la ‘prevenzione della prevenzione’, da attuare attraverso un’attenta pianificazione che tuteli il territorio soprattutto nelle aree montane. È questo il modo migliore per evitare esondazioni e frane”.

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