Geometri liberi professionisti solo se laureati? È tutta una bufala

Geometri liberi professionisti solo se laureati? È tutta una bufala

Sulla polemica scoppiata in questi giorni sulla presunta impossibilità dei geometri di iscriversi all’albo professionale se privi di una laurea triennale, riceviamo e pubblichiamo la replica del geometra Stefano Batisti, consigliere del Collegio dei Geometri e Geometri laureati della Provincia di Bologna.

Da qualche giorno una notizia sconvolgente attraversa il paese, rimbalzata qua e là sul web: i diplomi di istruzione secondaria di secondo grado rilasciati dal 2015 sono buoni per incartare il pesce, non per iscriversi ad un albo professionale.

Così scrive B. Pacelli su Italia Oggi, e il titolista ci sguazza: ‘Per i diplomati addio agli albi’; il punto esclamativo non si vede ma c’è.

La sparata è questa: ‘Per i diplomati si chiudono le porte degli albi. L’attestato rilasciato a partire da giugno 2015 dalla nuova istruzione tecnica targata Gelmini (ovvero gli ex periti, geometri, interpreti ecc.) contiene una qualifica non più sufficiente a esercitare una professione intellettuale’.

Ma chi lo dice? lo dice il MIUR, nella circ. 7201/15, risponde B. Pacelli: non è più sufficiente perché i nuovi diplomi conterranno ‘il riferimento al IV livello delle qualificazioni del quadro europeo Eqf’.

Letta la circolare, è facile accorgersi che trattasi di vera, autentica fuffa, nient’altro che fuffa.

Spiegazione: l’iscrizione all’albo professionale dei geometri (ma per periti industriali, periti agrari e agrotecnici la situazione è analoga) è regolata dalla L. 75/1985 e dal DPR 328/2001; intanto non occorre una laurea in giurisprudenza per sapere che una circolare non può modificare la legge: basta avere studiato un po’ di diritto alle superiori.

Per iscriversi all’albo dei geometri è necessario il diploma di geometra e l’abilitazione professionale (oltre alla cittadinanza, i diritti civili ecc.).

Ma cos’è successo al diploma? con la riforma Gelmini  il corso di studi di geometra è confluito nell’indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio – CAT come previsto dall’art. 8 comma 1 del DPR 88/2010 (All. D); pertanto col diploma CAT si può intraprendere il percorso che attraverso il tirocinio e l’esame di abilitazione conduce, ora come allora, all’albo professionale dei geometri.

Cos’è quindi cambiato, all’atto pratico? per i geometri proprio nulla, come per i periti industriali, i periti agrari e gli agrotecnici.

Il livello di attendibilità dell’articolo risalta anche dal riferimento, invero risibile, agli interpreti (gli interpreti?): ma se in Italia non esiste una scuola secondaria di secondo grado che formi interpreti né esiste l’albo professionale degli interpreti; di cosa stiamo parlando?

Fuffa al cubo, insomma.

In realtà la nota (nemmeno una circolare) del MIUR informa le scuole (tutte: licei, tecnici e professionali) che i nuovi diplomi in stampa avranno diciture diverse dai vecchi, i quali non dovranno essere usati bensì restituiti: certo che partire da una banale nota di servizio amministrativa e costruirci sopra una notizia sconcertante ancorché infondata denota un certo talento.

A questo punto sarebbe interessante sapere perché diamine B. Pacelli si sia presa il disturbo di imbastire tutta questa fufferìa: e poi, chi è B. Pacelli?

Dal sito dell’Ordine dei Giornalisti risulta che Benedetta Pinto Pacelli è una pubblicista iscritta all’Albo dal 2012; scrive da un po’ di tempo su Italia Oggi sulle professioni una volta definite liberali, ciò che probabilmente ne fa – absit iniuria verbis – un’esperta.

La Pacelli però ha molte altre qualità: è allo stesso tempo addetto stampa del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, redattore di Opificium, cioè la rivista dello stesso CNPI, docente di giornalismo (di giornalismo?) nei corsi per i periti industriali e forse altro ancora; insomma, Pacelli è a libro paga di quello stesso CNPI che pubblica una pagina quindicinale a pagamento su Italia Oggi; di quello stesso CNPI che ha recentemente deciso, pare non senza contrasti, che il perito industriale del futuro debba essere laureato.

Come e quando non è però chiaro: il presidente dei periti industriali ha ipotizzato per tale cambiamento epocale due percorsi differenti – che vuol dire non averne scelto nessuno – ma certo sarebbe agevolato a convincere i non pochi riottosi se si scoprisse che i diplomi rilasciati dagli istituti d’istruzione tecnica sono carta straccia o giù di lì.

Eccallà! e il cerchio si chiude.

È necessario aggiungere altro? crediamo di no, ché gli attenti lettori hanno sicuramente già capito come stiano effettivamente le cose e possono quindi formarsi una meditata opinione sull’attendibilità dell’articolo pacelliano.

di Stefano Batisti, Consiglio del Collegio Geometri e Geometri Laureati di Bologna

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