I trattamenti protettivi antigraffiti

La diffusione del vandalismo grafico non risparmia nemmeno i monumenti e la pulitura dei graffiti all’ambito dell’ordinaria manutenzione dell’arredo urbano rischia di provocare ulteriori danni e difficilmente risolve un problema che deve essere affrontato secondo un’azione di protezione preventiva e di verifica qualitativa dei prodotti di pulitura delle superfici.

L’imbrattamento con vernici e spray costituisce un grave danno per i monumenti, poiché qualsiasi sistema di rimozione, sia meccanico che chimico, comporta inevitabilmente una alterazione delle caratteristiche fisiche delle superfici interessate. Roma, Napoli, Milano, Firenze e Torino, secondo dati recenti forniti da Legambiente, sono le città più colpite dagli atti di vandalismo. Il codice penale prevede sanzioni contro i vandali per danneggiamento: la multa prevista è di 103 euro, mentre se il reato è commesso a danno di edifici di interesse storico o artistico e su immobili del centro storico, allora scattano la reclusione fino ad un anno e una multa di 1.032 euro e si procede d’ufficio. È inoltre ancora molto diffusa purtroppo la pratica della ricopertura di scritte imbrattanti sui paramenti esterni con strati di pittura monocroma, il cui risultato estetico è decisamente deprimente.

TRATTAMENTI DI PROTEZIONE PREVENTIVA
Si tratta di formulazioni che costituiscono una barriera protettiva da possibili atti vandalici e rendono la rimozione dei graffiti un’operazione estremamente semplice. L’azione protettiva specifica delle sostanze antigraffiti si completano nella formazione di un film continuo invisibile, con una penetrazione minima all’interno del materiale di supporto. In altre parole, alle molecole del pigmento presente nella vernice spray viene impedito sia di penetrare sia di ancorarsi al supporto. Come conseguenza, sarà sufficiente un semplice e non dannoso ciclo di lavaggio superficiale per asportare ogni traccia di imbrattamento. Esistono due tipologie di prodotti antigraffiti in commercio: la prima è costituita da prodotti detti “sacrificali”, che vengono eliminati insieme ai graffiti in fase di rimozione e quindi ogni volta che si eliminano i graffiti è necessario ripristinare anche il trattamento; la seconda è costituita da prodotti detti “permanenti”, che non vengono solubilizzati dal solvente utilizzato per rimuovere la vernice e che mantengono la loro efficacia anche dopo una serie successiva di puliture.

ASPETTI APPLICATIVI
I prodotti antigraffiti sono di solito pronti all’uso e devono essere applicati su una superficie asciutta al tatto. Per svolgere al meglio la loro funzione protettiva se ne deve completare l’assorbimento e la fissazione, in funzione delle condizioni climatiche e della tipologia del prodotto. Il tipo di pulizia preliminare, i tempi ed il numero delle mani da applicare preliminare dipendono dalle situazioni specifiche, così come le modalità e le quantità da applicare sono funzione della natura del supporto e dal tipo di prodotto. Superfici lisce e non assorbenti come plastica, vetro o metalli, non sono idonee ad essere trattate con i comuni prodotti antigraffiti. Trattandosi di prodotti inizialmente formulati per l’edilizia civile e industriale, non sempre rispondono ai requisiti richiesti ai materiali da usare nel campo dei beni storici e culturali, quali la non interferenza visiva, l’inerzia chimica e biologica, oltre che la reversibilità.
Nell’ambito della scelta del prodotto antigraffiti i parametri di riferimento di cui tenere maggiormente conto sono:
• compatibilità chimica e fisica con il supporto;
• minima alterazione cromatica del supporto trattato;
• permanenza del trattamento;
• stabilità cromatica e funzionale alla luce UV, agli sbalzi termici e agli agenti atmosferici;
• efficacia intrinseca della protezione da vernici spray e pennarelli ad alcool;
• potere penetrante e traspirante;
• ecocompatibilità, non nocività e basso contenuto di sostanze organiche volatili.

Una efficace formula preventiva consiste, in alcuni casi, nel regolamentare il fenomeno del graffitismo con l’individuazione da parte delle amministrazioni pubbliche di contesti urbani in stato di degrado da dedicare a questa forma di espressione, che sempre più spesso non si limita al puro e semplice vandalismo ma raggiunge livelli artistici, pur controversi, tanto da essere ormai comunemente definita “Street art”.

Articolo di Andrea Cantini

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