ICI sui Fabbricati Rurali. Leggi improvvisate e poco tempo a disposizione

Dura presa di posizione dei Collegi dei geometri dell’Emilia Romagna, sulla prossima scadenza per presentare la domanda di variazione catastale per i fabbricati di cui si desidera attribuire la ruralità, ai fini dell’esenzione ICI. In una nota, la Commissione regionale Catasto dei Collegi dei geometri dell’Emilia Romagna ha denunciato la mancanza di tempo “per soddisfare le richieste repentine dello Stato, consegnare l’ennesima improvvisa autocertificazione e guadagnarsi l’esenzione dall’ICI”.

 

Riportiamo dunque la nota dal titolo quanto mai polemico Le leggi improvvisate – ICI sui fabbricati rurali – 7 giorni per regolarizzarsi, che stigmatizza come le modalità operative per effettuare la domanda siano state rese operative solo il 21 settembre scorso con scadenza il 30.

 

Saranno sufficienti 7 giorni agli agricoltori mobilitati in massa per soddisfare le richieste repentine dello Stato, consegnare l’ennesima improvvisa autocertificazione e guadagnarsi l’esenzione dall’ICI?

 

A quanto pare dovranno bastare viste le disposizioni del d.l. n. 70/2011 convertito nella l. 106/11 reso esecutivo, ufficialmente, a partire dal 21 settembre 2011 cioè a distanza di appena una settimana dalle scadenze previste. Dopodiché, il Governo provvederà a recuperare l’ICI su tutti i fabbricati rurali che non avranno adempiuto in tempo alle disposizioni date. Pare, quindi, che l’esigenza di raggiungere l’anelato pareggio di bilancio stia per comprendere tra le sue “vittime” anche la categoria degli agricoltori.

 

Esenti solo i fabbricati che rientrano nella categoria A6 (uso abitativo) e D10 (fabbricati strumentali). L’agricoltore in possesso di immobili con categoria diversa da quelle sopra specificate esenti in forza dei requisiti di ruralità indicati dalla normativa, dovrà presentare il tutto all’Agenzia del territorio provinciale.

 

Ma facciamo un passo indietro: con la legge 133/1994 era stato istituito il Catasto dei Fabbricati, comprendente tutte le costruzioni urbane e rurali senza distinzione; gli immobili dovevano essere classificati con la categoria e la classe corrispondenti, in funzione delle loro caratteristiche proprie (numero dei vani, metratura ed altro).

 

Questo nuovo decreto, di fatto, distrugge quanto fatto negli ultimi diciassette anni per migliorare il Catasto, perché sovvertendo tale principio, sancisce la necessità di modificare le precedenti classificazioni sulla base dell’attività svolta dal soggetto che vi risiede o utilizza l’immobile stesso. Per non parlare poi del fatto che ogni variazione di questa condizione comporterà, in più, una nuova, onerosa variazione catastale.

 

Possiamo affermare che il decreto, così come è stato emesso, mina le fondamenta del federalismo fiscale, visto che sarà compito di un organo statale (Agenzia del territorio), e non più dei Comuni, valutare fiscalmente se i coltivatori diretti sono in possesso dei requisiti di “imprenditore agricolo” e possono eventualmente beneficiare dell’esenzione dall’ ICI.

 

A farne letteralmente “le spese” saranno, quindi, ancora una volta, i cittadini che già avevano dovuto provvedere all’accatastamento e ora dovranno sostenere nuove spese per ottenere semplicemente la conferma di diritti già acquisiti.

 

Fonte Commissione regionale Catasto dei Collegi dei Geometri dell’Emilia Romagna

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