Il certificato obbligatorio prevenzione incendi: la certificazione dei materiali già installati in attività

Il d.m. 16 febbraio 1982, emanato ai sensi della legge 966/1965, stabilisce che le scuole con oltre 100 persone presenti, comprese le università, sono soggette al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) da parte dei Vigili del Fuoco. Proponiamo un interessante articolo di Gianluigi Baffoni dell’Istituto Giordano. Questo approfondimento è stato tratto dal nuovo numero della e-zine La Lente, scaricabile gratuitamente sul sito dell’Istituto Giordano a questo link.

Il rilascio del CPI è condizionato, fra gli altri requisiti, alla dimostrazione che i prodotti impiegati siano della prescritta classe di reazione al fuoco, mediante certificazione e/o omologazioni ministeriale.
In Italia le procedure di classificazione di reazione al fuoco dei materiali ai fini della prevenzione incendi sono regolate dai decreti ministeriali 26 giugno 1984 e 3 settembre 2001 e le prove previste da tali decreti devono essere eseguite presso un laboratorio autorizzato dal Ministero dell’interno, ai sensi del d.m. 26 marzo 1985.

Cosa dice il decreto
All’interno del decreto 26 giugno 1984 sono riportati due articoli molto importanti, l’articolo 8 e l’articolo 10.
L’articolo 8 indica le procedure, rivolte principalmente ai produttori per ottenere l’omologazione. L’articolo 10 regola invece la certificazione dei materiali già istallati nelle varie attività. Quindi i responsabili di una di queste attività soggette a controllo e in obbligo di CPI devono qualificare e classificare i materiali che non risultavano in possesso di omologazione all’atto della posa in opera.

In caso di nuove istallazioni o sostituzioni di materiali, è importante sapere che questi, qualora ricadano sotto la direttiva europea 89/106/CE e per i quali esiste una norma prodotto armonizzata per poter essere commercializzati devono avere il marchio CE. Infatti, per questi prodotti, l’omologazione ministeriale decade.

Le euroclassi per prodotti impiegati a parete e soffitto sono, partendo dalla migliore:
A1 (incombustibile), A2, B, C, D, E. Inoltre sono stati introdotti 2 suffissi: “s” e “d” che stanno per:
s = smoke = fumo (densità del fumo emessa dal materiale durante la prova)
d = drope = gocciolamento

Le euroclassi per prodotti impiegati a pavimento sono le medesime di quelle sopra riportate con l’aggiunta del
pedice “fl” = floor = pavimento.

In Italia, la Direttiva dei Prodotti da Costruzione è stata recepita mediante il d.m. 10 marzo 2005. Per comprendere la corrispondenza fra le classi italiane riportate nei vari decreti di Prevenzione incendi e le nuove Euroclassi della Marcatura CE sono stati emessi il decreto 15 marzo 2005 e il successivo 16 febbraio 2009. Le tabelle riportate in questi decreti non danno una equivalenza tecnica, ma prescrittiva ovvero indica l’euroclasse corrispondente alla classe italiana stabilita nel decreto di prevenzione incendi.

Articolo di Gianluigi Baffoni (g.baffoni@giordano.it)

Sul numero de La Lente (clicca qui per il download gratuito) in cui compare questo articolo si tratta anche di:
– Sicurezza degli edifici: approccio metodologico per una corretta indagine conoscitiva di Gianluca Ferraiolo

– Acustica: è ancora in vigore il d.p.c.m. 5 dicembre 1997 sui requisiti acustici passivi degli edifici? di Roberto Baruffa

– Centri di Trasformazione dell’acciaio: a chi rivolgersi per far costruire ed installare opere strutturali in acciaio come le scale di emergenza? di Raffaello Dellamotta

– Porte esterne lungo le vie di fuga: Marcatura in SAC 1 di Salvatore Caronia

– Accessori per serramenti: obbligatoria la sostituzione dei maniglioni antipanico non marcati CE di Salvatore Caronia

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