Inquinamento da formaldeide negli ambienti indoor

La formaldeide è una sostanza molto pericolosa ed è uno degli inquinanti indoor più pericolosi. Essa si usa spesso nelle resine, lacche plastiche, nei collanti per i derivati del legno o per la verniciatura di parquet. L’emissione di formaldeide non dipende solo dalle fonti, bensì anche dalle abitudini di aerazione, dall’umidità dell’aria, dalla temperatura e dal tipo di superfici. In determinate percentuali e in ambienti chiusi può essere pericolosa per la salute. La normativa impone parametri molto restrittivi di emissione, ma si sta affermando sempre di più la certificazione FF – Formaldeide Free.

 

La formaldeide è un composto organico incolore e dall’odore pungente scoperto nel 1867, appartenente alla vasta famiglia delle aldeidi alifatiche. È una molecola molto volatile (CH2O) e, una volta a contatto con l’ambiente, si mescola facilmente con l’aria, facendo sì che quando respiriamo ne assumiamo piccole quantità. Viene ampiamente utilizzata dall’industria del legno e nei materiali da costruzione, ma la si trova praticamente dappertutto: in pannelli di truciolato o masonite, compensati, mdf, materiali isolanti, nelle schiume espanse, in detersivi e disinfettanti, prodotti per la casa, additivi alimentari, ma anche in tessuti, moquette e carte da parati, così come negli scarichi di un’automobile o nel fumo di sigarette.

 

Il rapporto tra la concentrazione di formaldeide negli ambienti indoor e l’esterno è di circa 6-10 volte superiore. Stando a uno studio dell’Istituto Superiore della Sanità, può raggiungere concentrazioni persino più alte nelle abitazioni rispetto agli ambienti di lavoro: anche nei locali dove non si fuma non è infrequente trovare concentrazioni pari a 0,124 mg/m3 (0,1 ppm), soglia limite negli ambienti di vita per l’Organizzazione mondiale della sanità, soprattutto per il rilascio delle colle e ai solventi usati nei mobili e nell’edilizia, specialmente quando i prodotti sono nuovi. Se presente in alta concentrazione, a lungo termine può avere effetti dannosi sull’apparato respiratorio e mettere a rischio la salute dell’uomo. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) ha recentemente inserito la formaldeide nell’elenco delle sostanze considerate cancerogene per la specie umana.

 

Il DM 10 ottobre 2008 regolamenta la fabbricazione, l’importazione e l’immissione in commercio di pannelli a base di legno e i loro manufatti, sia semilavorati che prodotti finiti, contenenti formaldeide. A partire dal 11 dicembre 2008, in Italia è di fatto vietato immettere prodotti ad uso indoor con emissioni di formaldeide superiori a quelle stabilite ai sensi nella norma UNI EN 13986:2005, che fissa i requisiti minimi di emissione in funzione del metodo di prova utilizzato con due possibili classi di emissioni: E1 ≤ 0,1 ppm; E2 > 0,1 ppm. Questo sistema, originariamente stabilito dalla legislazione nazionale tedesca, nel tempo è diventato riferimento comune per il resto della UE.

 

L’emissione di formaldeide è un problema che sta influenzando da vari anni tutto il mercato europeo sia dei pannelli che dei mobili. L’industria del settore si è immediatamente adeguata all’obbligo di dichiarare la classe di emissione di formaldeide del materiale: il rilascio è, nelle produzioni più moderne e controllate, molto più contenuto del passato, ma sempre presente, tanto che oggi si sta affermando sempre di più la classe FF (Formaldehyde-Free), autocertificata dal produttore all’atto dell’acquisto.

 

Come difendersi? È sempre opportuno farsi rilasciare dal fornitore la dichiarazione di conformità dei prodotti, che attesti formalmente la classe di emissione dello stesso, e prestare qualche attenzione ad alcuni comportamenti. Il legno massiccio è preferibile al legno pressato perché non è trattato con colle e, di conseguenza, è privo di formaldeide.  La formaldeide all’aria aperta si decompone molto velocemente sotto l’azione dei raggi ultravioletti del sole: se si acquistano mobili nuovi in legno pressato, truciolato e simili, prima di introdurli in casa è utile liberarli del packaging ed esporli per un po’ all’aria aperta. Da tener presente che le emissioni di formaldeide sono particolarmente importanti nei primi mesi, poi diminuiscono molto.

 

Articolo di Andrea Cantini

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