L’Ingegneria Naturalistica: un’Antica Moderna Disciplina

L’ingegneria naturalistica è una disciplina tecnico-scientifica che studia le modalità di utilizzo del materiale vegetale vivo in abbinamento con altri materiali inerti non cementizi, quali il pietrame, la terra, il legname, l’acciaio, stuoie in fibre vegetali o sintetiche, con lo scopo di ricostruire o consolidare gli ecosistemi ed aumentare la biodiversità.

 

Negli ultimi anni, in Italia, si è registrata una maggiore sensibilità nei confronti dell’ambiente in generale e della tutela del paesaggio, con un conseguente incremento nella diffusione delle tecniche di ingegneria naturalistica, dato che le opere realizzate con la combinazione di questi diversi materiali consentono di ottenere un consolidamento strutturale che dura nel tempo, ha un ridotto impatto ambientale e dal punto di vista estetico risulta ben integrato con l’ambiente circostante.

 

In Italia di ingegneria naturalistica si è iniziato a parlare intorno alla fine dell’800, quando iniziarono a diffondersi in Europa le tecniche di gestione forestale. Furono soprattutto i tempi brevi di realizzazione e la relativa economia con cui si lavorava (ad esempio l’uso di materiali naturali reperibili direttamente sul luogo di intervento) che ne garantirono il successo e la rapida diffusione anche in altri ambiti applicativi.

 

Oggi, a fronte ad un approccio più moderno della gestione territoriale, questa disciplina è ormai riconosciuta a tutti i livelli istituzionali, amministrativi e gestionali, con una serie di atti normativi regionali e nazionali (è fatto esplicito riferimento nella legge n.415 del 18 Novembre 1998 – Legge Merloni), ma non è finora prevista la figura dell’esperto di ingegneria naturalistica e non esiste quindi un albo professionale di competenza specifica.

 

In Italia esiste la Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica (AIPIN), un’associazione tecnico-scientifica con finalità culturali e professionali senza fini di lucro fondata nel 1989 con lo scopo di divulgare i metodi e le tecniche dell’ingegneria naturalistica.

 

L’ambito primario di applicazione dell’ingegneria naturalistica è la prevenzione del dissesto idrogeologico e quindi la materia trova ampia applicazione nelle operazioni di consolidamento, stabilizzazione, idraulica, drenaggio e rinaturalizzazione dei terreni in un’ottica di protezione dall’erosione, di sviluppo di ambienti naturali, nonché di salvaguardia del paesaggio e di mitigazione dell’impatto ambientale al fine anche del reinserimento di luoghi e di infrastrutture.

 

Il tecnico che opera in questo settore deve quindi necessariamente possedere una preparazione di base afferente a più discipline scientifiche che a seconda della complessità del contesto di intervento si integrano (topografia, geologia, pedologia, idrologia, ecologia, botanica, biologia, ingegneria idraulica, geotecnica e civile, vivaistica e selvicoltura).

 

Spesso, purtroppo, si incontrano opere “cosiddette” di ingegneria naturalistica, ma che nulla hanno a che fare con questa tecnica, perché prescindono dalla parte viva. Il materiale vivente da costruzione è invece la chiave di volta del successo. Se si utilizzano solo inerti, a seguito del loro veloce degrado è inevitabile l’insorgere di proteste sull’inefficacia ed inutilità di questa tecnica.

 

È invece importante evidenziare come ogni opera di ingegneria naturalistica, proprio perché realizzata con materiali viventi, necessiti di controlli e manutenzione periodica (sfalcio della copertura erbosa, potatura delle piante arboree), affinché il materiale vivente sia pronto per sostituire la struttura inerte degradata, mantenendo e consolidando l’opera, grazie alle proprietà biotecniche delle piante.

 

Per un pieno successo degli interventi di ingegneria naturalistica occorre effettuare una accurata analisi di diversi parametri e fattori condizionanti: geomorfologici, funzionali (l’efficacia non è sempre immediata e vi è un aumento della stessa nel tempo grazie allo sviluppo delle piante), tecnici e costruttivi, climatici (regime pluviometrico e termometrico), esecutivi (il periodo di realizzazione delle opere di ingegneria naturalistica è limitato al periodo di riposo vegetativo delle specie vegetali utilizzate).

 

L’impiego delle tecniche di ingegneria naturalistica presenta numerosi vantaggi:

– funzionali. Le piante svolgono un’elevata funzione anti erosiva, riducono la forza battente delle piogge, con le radici trattengono le particelle di terreno impedendo un loro dilavamento e aumentano la resistenza al taglio dei terreni;

– ecologici. Gli interventi di ingegneria naturalistica presentano una elevata compatibilità ambientale ed una discreta biodiversità, creano habitat paranaturali per la fauna e consentono un ridotto impatto ambientale nella fase di cantiere;

– economici. I costi di realizzazione sono concorrenziali rispetto alle analoghe opere di ingegneria classica ed i costi per il ripristino ambientale del cantiere sono ridotti.

 

Lo svantaggio principale, in cui s’incorre nell’uso di questa tecnica, è l’esigenza di avere progettisti e manodopera competente: nella progettazione multidisciplinare, è necessario il rispetto reciproco frutto di un rapporto equilibrato tra le diverse professionalità, che possono confliggere in molte situazioni come ad esempio nella tempistica dei lavori, che non coincide quasi mai con quella degli interventi strutturali tradizionali.

 

Articolo di Andrea Cantini

 

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