La prescrizione del contributo di costruzione

Il diritto di credito da parte della pubblica amministrazione per il contributo del costo di costruzione non è eterno. Ma da quando decorre il termine di prescrizione di tale diritto?

 

La questione non è nuova, ma è importante ricordarla. Già in passato, infatti, numerose sentenze del Consiglio di Stato hanno fornito indicazioni al riguardo. Stiamo parlando, in particolare, delle sentenze Consiglio di Stato, sez. VI, n. 216/2009; n. 2686/2008 e sez. V, n. 3332/2003.

 

In sostanza, stabiliscono i Giudici di Palazzo Spada, il termine di prescrizione del diritto di credito relativo al contributo per costo di costruzione comincia a decorrere dal momento stesso del rilascio della concessione edilizia (oggi, permesso di costruire).

 

Nel merito, la disposizione dell’art. 11 della legge n. 10 del 1977, in tema di “Versamento del contributo afferente alla concessione”, stabilisce quanto segue: “La quota di contributo di cui al precedente articolo 6 è determinata all’atto del rilascio della concessione ed è corrisposta in corso d’opera con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune e, comunque, non oltre sessanta giorni dalla ultimazione delle opere”.

 

Da tale norma si desume, invero, che il fatto costitutivo dell’obbligo giuridico del titolare della concessione edilizia, di versare il contributo previsto, è rappresentato dal rilascio della concessione medesima, ed è a tale momento, quindi, che occorre aver riguardo per la determinazione dell’entità del contributo, divenendo il relativo credito certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile.

 

Né alcun rilevo in senso contrario può assumere la circostanza che al Comune sia espressamente riconosciuta la facoltà di stabilire modalità e garanzie per il pagamento del contributo, atteso che l’atto di imposizione non ha carattere autoritativo ma si risolve in un mero atto ricognitivo e contabile, applicativo di precedenti provvedimenti di carattere generale, e la sua mancata tempestiva adozione non implica alcun potere dell’Amministrazione di differire il suo diritto di credito, configurandosi piuttosto come mancato esercizio del diritto stesso, idoneo a far decorrere il periodo di prescrizione (Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza n. 2950 del 10 giugno 2014).

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