Lavori senza D.I.A., un’analisi del d.l. 40/2010 (parte I)

In relazione al d.l. 40/2010, riportiamo la prima parte di un articolo di Daniela Ori, funzionaria del Comune di Modena, pubblicato in precedenza sul portale edilizia urbanistica.it di Maggioli Editore.

Il decreto legge 25 marzo 2010 n. 40 (1), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo 2010, è in vigore dal giorno della pubblicazione, quindi dal 26 marzo 2010 (2) e va convertito in legge entro il 25 maggio 2010.
Ma è stato avviato l’iter approvativo della legge di conversione ed è stato approvato un emendamento al testo della norma che amplia ancora i casi di edilizia libera.

Ricordo che l’articolo che ci interessa, in materia edilizia, è l’art. 5 del d.l. 40/2010 che sostituisce l’art. 6 del d.P.R. 380/2001 (3), la norma che definisce i casi in cui l’attività edilizia è libera, ovvero i casi in cui l’intervento edilizio è realizzabile senza la dichiarazione di inizio attività, o senza il permesso di costruire.

Art. 6 d.P.R. 380/2001 nel testo sostituito dal d.l. 40/2010, vigente dal 26 marzo 2010:
1. Salve più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al d.lgs. 22 gennaio 2004 n.42, i seguenti interventi possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo:
1.gli interventi di manutenzione ordinaria (uguale a prima);
2.gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all’art.3, comma 1, lettera b) (4), sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici (nuovo);
3.gli interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio (uguale a prima);
4.le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato (simile a prima);
5.i movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari (nuovo);
6.le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni (nuovo);
7.le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell’attività agricola (nuovo);
8.le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale (nuovo);
9.i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori dei centri storici (le zone di tipo A di cui al Decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968 n.1444) (nuovo);
l) le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici (ad esempio parco giochi condominiali, o arredi di aree pertinenziali) (nuovo).

Rispetto al testo approvato con il d.l. 40/2010, le modifiche più significative dell’emendamento, sono:
1. L’immediata efficacia della norma statale (con la soppressione del rinvio alla normativa regionale più restrittiva); quindi viene cancellato l’inciso “salvo più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale”.
2. La possibilità per le Regioni a statuto ordinario di ampliare l’elenco degli interventi edilizi liberi, dunque non sottoposti a titolo abilitativo.
3. Per le manutenzioni straordinarie, la comunicazione al comune dovrà essere accompagnata, oltre che dalle autorizzazioni obbligatorie e dai dati identificativi dell’impresa, anche da una relazione tecnica, provvista di data certa e corredata dagli elaborati progettuali, asseverata e firmata da un professionista tecnico abilitato, il quale dichiari di non avere rapporti di dipendenza né con l’impresa, né con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio di un titolo abilitativo. (Su questo punto la norma sembra più restrittiva, rispetto a prima, dove per la D.I.A., il progettista non doveva asseverare anche di non avere rapporti di dipendenza né con l’impresa né con il committente. Quanto all’impresa, viene richiesto solo di indicare il nominativo, non sono richiesti i documenti relativi, per cui sembra che non si debba più produrre al comune il DURC. Se è così, la norma rischia di vanificare il controllo relativo ad una impresa regolare, rischiando altresì di aprire le porte al cosiddetto “lavoro nero”).

4. La possibilità delle Regioni a statuto ordinario di richiedere una relazione tecnica (oltre all’obbligo della comunicazione di inizio lavori) per interventi ulteriori rispetto a quelli già indicati nel d.l. 40/2010 (l’emendamento infatti prevede la relazione tecnica solo per le manutenzioni straordinarie).

5. La possibilità delle Regioni a statuto ordinario di stabilire ulteriori contenuti per la relazione tecnica.

L’emendamento specifica che tra gli interventi di manutenzione straordinaria sono compresi l’apertura di porte esterne o lo spostamento di pareti interne. Resta confermato che i lavori non possono riguardare le parti strutturali dell’edificio, né comportare l’aumento del numero delle unità immobiliari o l’incremento dei parametri urbanistici.

Si considerano precarie le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e a essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni.

Tra le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni si considerano anche quelle per aree di sosta.

Nel testo emendato, resta confermato l’obbligo di rispettare le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e le altre norme di settore (norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, relative all’efficienza energetica e del codice dei beni culturali e del paesaggio).

Una novità contenuta nella nuova norma consiste nel fatto che chi effettua i lavori (l’interessato) deve presentare, nei casi previsti dalla legge, gli atti di aggiornamento catastale entro 30 giorni dal momento della variazione, ai sensi dell’art.34 quinquies, comma 2, lettera b) l. 80/2006.

Si osserva che l’aver inserito, nel testo di legge emendato, la relazione tecnica del professionista tecnico abilitato, da un lato tutela le posizioni assunte dagli ordini e collegi professionali, dall’altro però limita la liberalizzazione perseguita con il d.l. 40/2010. Ma, di certo, tutela la progettazione e la segnalazione al comune che verrà effettuato un intervento coerente e conforme (almeno sulla carta) con le norme.

Articolo di Daniela Ori

Note(1) D.l. 25 marzo 2010 n.40 Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l’altro, nella forma dei cosiddetti “caroselli” e “cartiere”, di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori. Entro il 25 maggio 2010 va convertito in legge.
(2) Così prevede l’art.6 del d.l. 40/2010.
(3) D.P.R. 6 giugno 2001 n.380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia.
(4) L’art.3, comma 1, lettera b) del d.P.R. 380/2001 così definisce gli interventi di Manutenzione straordinaria: le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico – sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso.

Lavori senza D.I.A., un’analisi del d.l. 40/2010 (parte II)

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