Lavori senza D.I.A., un’analisi del d.l. 40/2010 (parte II)

In relazione al d.l. 40/2010, riportiamo la seconda parte di un articolo di Daniela Ori, funzionaria del Comune di Modena, pubblicato in precedenza sul portale edilizia urbanistica.it di Maggioli Editore (leggi la prima parte).

Sanzione
È prevista anche una sanzione amministrativa pecuniaria di 258,00 euro per omissione della comunicazione dell’inizio lavori, o della relazione tecnica.
La sanzione viene ridotta di 2/3 (quindi risulta di 86,00 euro) se la comunicazione viene inviata spontaneamente, quando i lavori sono in corso.

È evidente che questa sanzione si applica solo nel caso in cui ricorrano tutti gli altri presupposti previsti dal d.l. 40/2010, rispetto alla conformità dell’intervento alle disposizioni di legge e ai regolamenti locali: quindi nel caso in cui il privato si sia solo “dimenticato” di trasmettere la relazione e la comunicazione di inizio lavori.
Diversamente, se a questa “dimenticanza” si accompagna la violazione di leggi e regolamenti, si applicheranno le sanzioni ordinarie previste dalle  norme in materia.

In ogni caso, il comune dovrà rivedere le proprie modalità organizzative, per mettere in piedi un sistema di verifiche e controlli nuovo, per queste tipologie assoggettate a comunicazione e a relazione asseverata.

Peraltro, l’esiguità dell’importo della sanzione e la scarsa frequenza dei controlli in alcuni comuni, potrebbe spingere alcuni privati a correre il rischio di pagare detta sanzione, anziché affrontare spese professionali per incaricare un professionista tecnico abilitato che predisponga detta relazione tecnica asseverata.

In conclusione, dopo questo emendamento, gli interventi edilizi si possono dividere in due categorie: gli interventi completamente liberi e gli interventi che sono sottoposti ad una comunicazione al comune.

Quindi gli interventi edilizi risultano di due categorie:
1. quelli realizzabili senza alcun titolo abilitativo e senza comunicazione:
– manutenzione ordinaria;
– eliminazione di barriere architettoniche (tranne rampe, ascensori esterni o manufatti che alterano la sagoma dell’edificio);
– opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo (tranne le attività di ricerca di idrocarburi) al di fuori del centro edificato;
– movimenti di terra legati all’attività agricola;
– serre mobili stagionali (non in muratura) per l’agricoltura.

2. quelli realizzabili previa comunicazione al comune, anche telematica, dell’inizio dei lavori da parte dell’interessato, che deve allegare eventuali autorizzazioni obbligatorie e deve indicare l’impresa esecutrice:
– manutenzione straordinaria (comprese le opere interne agli edifici), purché l’intervento non riguardi le parti strutturali dell’edificio, non comporti aumento del numero delle unità immobiliari, non incrementi i parametri urbanistici (superfici e volumi); in questo caso occorre, oltre alla comunicazione anche la relazione tecnica asseverata del progettista abilitato, con gli elaborati progettuali allegati e l’indicazione dell’impresa esecutrice;
– opere per esigenze contingenti e temporanee,
– lavori di pavimentazione e finiture esterne, vasche raccolta acqua e locali tombati;
– installazione di pannelli solari fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo (da realizzare fuori dai centri storici);
– aree ludiche non lucrative e arredi di pertinenze di edifici.

Nuovi poteri alle regioni a statuto ordinario
Dunque con questo emendamento, le Regioni a statuto ordinario possono:
– estendere la liberalizzazione ad interventi edilizi ulteriori;
– individuare ulteriori casi, per i quali è obbligatorio trasmettere la relazione tecnica;
– stabilire ulteriori contenuti della relazione di asseverazione.

Limiti comunali
Nell’emendamento tuttavia, se viene superato il limite regionale, rimane invece l’obbligo di rispettare le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali. E forse su questo fronte emergeranno probabilmente alcune complicazioni operative.

Questioni pratiche
A questo punto sorge un dubbio: la nuova disciplina contenuta del d.l. 40/2010, così come emendata, una volta divenuta legge, si applica alle regioni che, con propria legge, hanno assoggettato a D.I.A. l’intervento di manutenzione straordinaria, come per esempio l’Emilia Romagna?

Il governo del territorio (nell’ambito del quale rientra l’edilizia privata) è materia a legislazione concorrente: allo Stato spettano i principi, ma alla regione compete la legislazione di dettaglio.

Sorge allora un altro dubbio: la norma contenuta nel nuovo articolo 6 del d.P.R. 380/2001 è da ritenersi norma di principio?

Parrebbe di sì, dato che il d.P.R. 380/2001 contiene disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, là dove le norme di principio sono contrassegnate dalla lettera L e quelle regolamentari (cedevoli, ovvero disapplicate una volta entrata in vigore la legge regionale) contrassegnate con la lettera R.

L’art. 6 d.P.R. 380/2001 è contrassegnato dalla lettera L, quindi sarebbe una norma di principio, a cui le Regioni, in ogni caso, devono attenersi.

In ogni caso c’è da chiedersi se però la sua introduzione, a posteriori, ovvero dopo l’entrata in vigore e l’operatività di leggi regionali (come quella dell’Emilia Romagna) faccia cedere automaticamente le disposizioni regionali esistenti.

Tutti problemi che saranno affrontati e risolti, di certo, dopo l’entrata in vigore di questa norma.

Non è nemmeno da escludere che detti problemi non possano portare la questione davanti ai T.A.R. (nelle liti che potrebbero insorgere tra cittadini e comuni), oppure addirittura davanti alla Corte Costituzionale, a cui qualche regione potrebbe rivolgersi sollevando un vizio di ingerenza dello Stato nella propria potestà legislativa effettuato dalla nuova norma sulla liberalizzazione.

Occorre tuttavia attendere la definitiva conversione in legge, per studiare bene gli effetti applicativi della nuova legge e le conseguenze, per quanto attiene sia al sistema dei titoli abilitativi edilizi, sia alla disciplina sanzionatoria degli abusi, sia alla modifica dei procedimenti edilizi che la nuova normativa comporta.

I comuni, infine, dovranno rivedere anche la modulistica, la rete delle informazioni da fornire agli utenti, nonché l’organizzazione nuova di modalità di ricevimento e di controllo di queste “comunicazioni” che vengono, in estrema sintesi, a sostituire la D.I.A., per alcuni interventi elencati nella nuova norma sulla semplificazione.

Lavori senza D.I.A., un’analisi del d.l. 40/2010 (parte I)

Articolo di Daniela Ori

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