Manovra correttiva 2011. Detrazioni 36% e 55%: la ritenuta sui bonifici

Proseguiamo la nostra analisi delle principali novità fiscali contenute nel testo della Manovra correttiva 2011, convertita in legge il 6 luglio 2011, illustrando la riduzione della ritenuta a titolo di acconto sui bonifici per le detrazioni 36% e 55%. Nell’articolo tratteremo anche il tema delle partite Iva inattive.

Ritenuta al 4% sui bonifici per detrazioni 36% e 55% (Art. 23, comma 8)
La Manovra 2011 ha previsto la riduzione dal 10% al 4% della ritenuta a titolo d’acconto, introdotta dalla Manovra correttiva 2010, che le banche e le Poste Italiane sono tenute a operare all’atto dell’accreditamento al beneficiario, sui bonifici bancari e postali effettuati dai contribuenti in relazione a spese che consentono la detrazione del 36% sulle ristrutturazioni edilizie e del 55% sugli interventi per il risparmio energetico.

I pagamenti interessati dalla misura riguardano quelli connessi ai lavori su cui il contribuente finale può usufruire della detrazione del 36% o del 55% e pertanto:
– gli interventi di recupero del patrimonio edilizio ex art. 1, legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni (detrazione Irpef del 36%);
– gli interventi sugli immobili volti a conseguire un risparmio energetico ex art. 1, commi da 344 a 347, legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni (detrazione Irpef del 55%).

Vale la pena ricordare che il disposto dell’art. 22 del T.U.I.R. prevede che, al fine di essere scomputate nel periodo d’imposta, le ritenute devono riferirsi a redditi che concorrono alla determinazione del reddito complessivo dichiarato e inoltre che la ritenuta sia operata anteriormente alla presentazione della dichiarazione.

In sostanza, le ritenute alla fonte a titolo di acconto operate prima della presentazione della dichiarazione dei redditi sono computate per competenza. Se, viceversa, vengono operate successivamente a tale ultima data, il criterio per lo scomputo e` quello di cassa: le ritenute andranno quindi a diminuire le imposte dovute per il periodo d’imposta in cui sono state effettuate.

Partite Iva inattive (Art. 23, commi 22 e 23)
L’Agenzia delle entrate può revocare l’attribuzione del numero di Partita Iva se il titolare non abbia esercitato attività d’impresa, arti o professioni per tre anni consecutivi, ovvero se non abbia presentato la dichiarazione Iva per tre anni consecutivi, sebbene obbligato.

Le modalità di versamento saranno indicate da un apposito provvedimento del MEF, d’intesa con l’Agenzia delle entrate, da emanarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.

Chi non ha comunicato la cessazione dell’attività entro i termini previsti (30 giorni) può sanare la violazione versando un importo pari a euro 129 (la sanzione minima ridotta a 1/4), sempreché la violazione non sia già stata constatata con atto notificato al contribuente.

Fonte Collegio dei Geometri di Torino e Provincia

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