Manovra correttiva 2011. Studi di settore e Sanzioni

Concludiamo con questo articolo la serie di analisi delle principali novità in tema fiscale per i professionisti contenute nel testo della Manovra correttiva 2011, convertita in legge il 6 luglio scorso. Oggetto di questo approfondimento sono le sanzioni previste in caso di omessa presentazione degli studi di settore.

In base a quanto riportato all’art. 23, comma 28, lettere b), c), e), f), g), si applica la sanzione in misura massima (pari a € 2.065,83) nelle ipotesi di omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, dove tale adempimento sia dovuto e il contribuente non abbia provveduto alla presentazione del modello anche a seguito di specifico invito da parte dell’Agenzia delle entrate.

Se l’omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore (sia in sede originaria, sia a seguito dell’invito dell’Agenzia) comporta una dichiarazione dei redditi infedele (con un reddito imponibile inferiore a quello accertato o comunque un’imposta inferiore a quella dovuta), la misura della sanzione minima e massima dal 100% al 200% (della maggiore imposta o della differenza di credito) è elevata del 50% (dal 150% al 300%), che si somma all’ulteriore aumento del 10% della sanzione già previsto dall’art. 1, comma 2-bis d.lgs. 471/1997.

Analoga maggiorazione è prevista ai fini Iva e Irap. La maggiorazione non si applica se il maggior reddito d’impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10% del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato.

Quando è rilevata l’omessa o infedele indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, nonché l’indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, l’ufficio delle imposte determina il reddito d’impresa sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere, in tutto o in parte, dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili, in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni semplici non corroborate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza (accertamento induttivo).

La disposizione si applica a condizione che il maggior reddito d’impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, sia superiore al 10% del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato.

Fonte Collegio dei Geometri di Torino e Provincia

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