Messa in sicurezza del territorio: via alle inchieste (e alle richieste)

La procura di Messina indaga sul doppio disastro idrogeologico che ha colpito il Messinese: la terribile alluvione del 1° ottobre scorso, preceduta da un episodio analogo avvenuto il 25 ottobre 2007. I magistrati indagheranno quindi sulle responsabilità degli amministratori locali, accusati di non aver prestato attenzione a una lunga serie di eventi allarmanti protratti nel tempo.

L’indagine attuale integrerà quindi anche l’inchiesta avviata due anni fa, in un primo tempo affidata all’ex-procuratore aggiunto Giuseppe Siciliano. Lo stesso Siciliano nel maggio scorso è stato arrestato per tentativo di concussione, favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d’ufficio in un caso di appalti truccati. Ora però anche la vecchia inchiesta riparte, guidata direttamente dal procuratore capo Guido Lo Forte.

LA DIFESA DEI SINDACI
Nel frattempo, davanti al pressing della procura, i sindaci iniziano a scaricare le responsabilità, lamentando carenze di fondi per la messa in sicurezza del territorio. Il sindaco di Scaletta Zanclea, Mario Briguglio, accusa Stato e regione, colpevoli a suo avviso di non aver finanziato il progetto di una barriera anti-frane. Lo stesso primo cittadino di Messina, Giuseppe Buzzanca, lamenta una mancanza di fondi, nonostante gli undici milioni trasferiti dal Ministero a partire dal 2007. Secondo il sindaco, solo il 6% della somma (735.000 euro) sarebbe stato usato per mettere in sicurezza il torrente Annunziata, a fronte di spese maggiori per rete tranviaria, piste ciclabili, autobus a metano. Resta però più di un dubbio sull’affermazione: l’intero finanziamento, infatti, non è stato ancora inserito nel bilancio dell’amministrazione.
Al di là delle polemiche e degli scambi di accuse tra amministratori, un dato però sembra certo: la consistenza dei finanziamenti comunitari. Per la prevenzione dei rischi idrogeologici in Sicilia, sin dal 2000 l’Unione europea ha infatti stanziato ben 270 milioni di euro, da utilizzare nel periodo 2000-2013.

MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO NAZIONALE: LA POSIZIONE DELL’ANCE
“Tra fondi Cipe, fondi europei e i soldi che gli enti locali hanno in cassa ma che non possono spendere a causa dei vincoli del patto di stabilità, le risorse per far partire subito le opere di manutenzione e messa in sicurezza del Paese ci sono”: a dichiararlo è l’Ance che ribadisce come l’elenco dei progetti prioritari già cantierabili sia stato stilato dall’associazione insieme alle amministrazioni locali e sia da un anno in attesa di partire.
Secondo i costruttori, le opere per mettere in sicurezza il territorio sono già state individuate, ci sono i progetti e i fondi. Alla fine del 2007, secondo le stime Anci, ammontavano a 44 miliardi di euro i residui passivi in conto capitale dei comuni; un terzo di queste risorse (15 miliardi) erano immediatamente spendibili. “Le amministrazioni locali stanno aspettando solo il via libera per poter utilizzare i fondi che non possono essere spesi per i vincoli del patto di stabilità”, afferma il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti. “L’Ance ha già individuato da mesi un elenco di opere infrastrutturali immediatamente cantierabili che possono produrre un duplice effetto benefico: mettere in sicurezza il territorio e dare una risposta rapida ed efficace alla crisi che sta mettendo in ginocchio soprattutto le piccole e medie imprese dell’edilizia”.
Secondo Buzzetti, inoltre “non è tempo ora di lamentare la scarsità dei fondi a disposizione, usiamo quelli che abbiamo: i fondi Cipe, i fondi europei, i soldi che i comuni, le province e le regioni hanno in cassa e facciamo subito partire le prime opere di manutenzione”.

 

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