Pavimentazioni resilienti riciclate, ecco tutti i materiali

Un pavimento resiliente è costituito da materiali che hanno la capacità di deformarsi in maniera flessibile, riassumendo la configurazione iniziale una volta eliminata la sollecitazione esterna. A questa categoria appartengono le pavimentazioni sintetiche in gomma, PVC, linoleum e moquette.

 

Sono prodotti molto versatili che si prestano alla realizzazione di pavimentazioni con caratteristiche particolari, adatte a ospedali, scuole e locali pubblici. Le possibilità espressive sono molteplici grazie alle molte varianti cromatiche, che permette un livello di personalizzazione altissimo. Sono pavimenti economici, leggeri, riciclabili/riciclati e destinati a durare nel tempo, attenti anche al design contemporaneo per l’ambiente privato.

 

L’aggettivo resiliente indica una pavimentazione in qualche modo elastica ed in grado di rispondere alle sollecitazioni di tipo meccanico senza subire modificazioni apprezzabili della propria struttura. In sintesi le fibre di un materiale resiliente dovrebbero, entro certi limiti, assorbire la pressione con temporanei adattamenti per poi ritornare, quasi completamente, alle condizioni antecedenti l’applicazione delle sollecitazioni. Questo elemento ne ha determinato il successo grazie al comfort al calpestio ed applicazioni per ambienti ad alta frequentazione, pubblici o per la produzione industriale.

 

Linoleum
È il capostipite dei pavimenti resilienti (1860) ed ha avuto una larga applicazione, anche in Italia. È l’unico pavimento resiliente composto da materie prime naturali e rinnovabili, principalmente farina di legno e sughero, iuta, calcare, resine di pino e coloranti impastati con olio di lino, anche se poi, per permettere la durata nel tempo e una facile pulizia, il linoleum ha subito processi di cambiamento per quanto riguarda la sua formulazione originale. Il linoleum può essere quindi ecocompatibile e prodotto con materiali riciclati e riciclabili.

 

Gomma
La gomma riciclata proviene prevalentemente dal recupero degli pneumatici usati (sotto forma di granulato o polverino) e si presta a numerose applicazioni. Con la gomma è possibile realizzare rivestimenti dotati di elevate caratteristiche di elasticità e buon isolamento acustico, adatti per pavimentazioni di grande flusso. In questa tipologia sono ricomprese una gran varietà di sostanze chimiche diverse, eccetto la gomma naturale, che non è più utilizzata. È una delle più apprezzate categorie commerciali di pavimenti resilienti: può essere utilizzata con curiosità progettuale nel settore residenziale, per proporre soluzioni funzionali e performanti dal design contemporaneo.

 

Pavimenti tessili
La moquette e l’agugliato sono una tipologia di pavimentazione molto confortevole, silenziosa, eccezionalmente morbida e che attutisce i rumori. Le fibre che vengono impiegate per la produzione vengono distinte in fibre naturali ed in fibre sintetiche. Tra quest’ultime si stanno affermando sempre di più i filati di poliestere proveniente dalla rigenerazione di scarti industriali, bottiglie o da vecchia moquette.

 

I pavimenti tessili hanno una maggiore proprietà di isolamento termico rispetto ai pavimenti duri. Una moquette di circa 1 cm di altezza ha un potere isolante pari ad un pavimento di cemento di 15 cm. Sono disponibili in rotoli o piastrelle: quest’ultime possono essere una scelta economica ed eco-friendly, dato che se una delle piastrelle si usura o sporca, è possibile sostituirla anziché cambiare l’intera pavimentazione.

 

PVC
Il cloruro di polivinile (Pvc) è un derivato del petrolio al quale si aggiungono sostanze quali plastificanti, riempitivi inerti e pigmenti colorati. È un materiale molto versatile e rappresenta il terzo prodotto di plastica più diffuso al mondo: per le pavimentazioni si presenta in rotoli o, più frequentemente, in piastrelle con una gamma di aspetti illimitata. Il riciclaggio del PVC è praticabile solo mediante piani di raccolta differenziata per singole applicazioni commerciali dal momento che l’elevata presenza di additivi nei prodotti finali li rende altamente disomogenei.

 

Articolo di Andrea Cantini

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