Piano casa, a ciascuno il suo

Prosegue a singhiozzo il cammino del Piano Casa. In attesa di un accordo tra la Conferenza delle regioni e il governo, le singole amministrazioni regionali stanno preparando i testi normativi previsti dall’accordo con Palazzo Chigi del 1° aprile scorso. Entro la fine di luglio, tutte le regioni dovranno disciplinare gli ampliamenti del 20% e i lavori di demolizione e ricostruzione con premio di cubatura del 35%.

Undici regioni hanno già definito le linee generali e le bozze dei testi normativi. L’unica vera legge è stata preparata dalla Toscana, ma negli ultimi giorni anche Veneto, Umbria, Sicilia, Piemonte e Marche hanno preparato un disegno di legge. Non mancano di certo gli intoppi – in Veneto, per esempio, la discussione è stata rinviata al 22 giugno – ma altre bozze dovrebbero aggiungersi a quelle già elaborate. In settimana dovrebbe essere pronto il testo della Lombardia, e a breve saranno disponibili anche le bozze di Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio.
Anche la Provincia di Bolzano è pronta ad attuare il Piano casa, ma l’amministrazione alto-atesina non ha ancora definito i dettagli tecnici, e ha preferito delegare la questione alla giunta e ai singoli comuni. Su posizioni ancora più attendiste, poi, si collocano Puglia e Liguria. Nelle due regioni si è già discusso molto delle normative collegate al Piano casa, ma prima di passare ai fatti entrambe le amministrazioni attendono direttive precise dal d.l. di semplificazione edilizia. La mancata emanazione del decreto, infatti, ha lasciato in sospeso due questioni di primaria importanza: la valutazione ambientale strategica e i lavori senza Dia.

UN BREVE CONFRONTO
Da un confronto tra i documenti già preparati si notano differenze notevoli negli standard energetici  richiesti per dare il via ai lavori. La legge toscana, per esempio, fissa requisiti stringenti, mentre per ora si preannuncia molto meno esigente la normativa veneta. Differenze importanti esistono anche nelle percentuali di incremento consentite. Alcune regioni, infatti, calcolano gli incrementi sul volume, altre invece sulla superficie esistente. Tra le altre questioni in ballo, ricordiamo:
– gli sconti sugli oneri di urbanizzazione (particolarmente generosi in Veneto);
– la possibilità di intervenire sugli immobili non residenziali (in Umbria si richiedono piani di riqualificazione delle aree industriali);
– l’applicazione delle nuove regole alle aree di pregio paesaggistico e ai centri storici (il Veneto lascia la scelta ai comuni).

Fonte Il Sole 24 Ore

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico