Piano casa anche per Sardegna e Campania, e la qualità architettonica diventa un must

Sardegna e Campania sono le nuove regioni per le quali è ormai in dirittura d’arrivo l’approvazione del piano casa. Il primo è stato varato dalla Commissione urbanistica del Consiglio regionale il 17 settembre, mentre in Campania è  all’ordine del giorno del Consiglio per il 23 settembre.

Due piani molto diversi, ma che pongono comunque l’accetto sulla qualità della progettazione, non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello architettonico ed urbanistico.

IN SARDEGNA COSTE SEMPRE TUTELATE
Il Piano della Sardegna essenzialmente ricade nell’ambito delle linee indicate dal Piano del governo. Particolare attenzione, però, viene posta ala tutela delle coste: nella fascia entro i 300 metri dalla battigia, infatti, l’ampliamento massimo sarà pari al  10% senza elevazione e migliorando la qualità architettonica. Inoltre questo interventi Gli interventi in questo caso dovranno avere il via libera della Commissione regionale per la qualità architettonica.

IN CAMPANIA IN PRIMO PIANO  IL  RECUPERO DELL’EDILIZIA INDUSTRIALE
Massima  attenzione alla qualità complessiva della progettazione nell’ambito del tessuto urbanistico anche in Campania, che ha deciso, invece, di dare ampio spazio al recupero delle cubature esistenti, utilizzando, per questo, anche quelle a destinazione produttiva, con una particolare attenzione all’housing sociale. Finora,  la Campania è l’unica a porre l’accento sul recupero dell’edilizia industriale dismessa, consentendo il cambio di destinazione d’uso in residenziale degli immobili. Una scelta in controtendenza rispetto a quella fatta delle altre regioni, che distinguono tra gli interventi sull’edilizia residenziale e quella industriale, commerciale o turistica.  In Campania, invece, si punta innanzitutto al recupero e alla riqualificazione delle aree degradate, con interventi che si dovranno, quindi, collocare all’interno di un tessuto urbanistico ben definito, e nel quale particolare attenzione sarà riservata anche agli alloggi a destinazione sociale.

DAL CAPANNONE ALL’ALLOGGIO “SOCIALE”
Per gli interventi, sulle aree industriali dismesse, infatti è obbligatorio il  rispetto di due vincoli: cambio di destinazione d’uso senza aumenti delle volumetrie, e destinazione di almeno il 20% del totale di nuovi alloggi creati all’housing sociale, quindi destinati a soggetti in situazioni di disagio sociale.  Peraltro rientra nel Piano caso anche la possibilità di abbattere e ricostruire, con pari volumetria, i vecchi edifici Iacp situati a loro volta in aree degradate, e per i quali sono necessari interventi di riqualificazione complessiva.

Articolo di Lisa De Simone

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