Piano casa, i dettagli dell’accordo

Regioni e governo hanno trovato un accordo sul tanto discusso Piano casa.

Presentiamo in sintesi i dettagli del compromesso e le reazioni di alcune amministrazioni regionali.

AMPLIAMENTI DEL 20%:
SOLO FUORI DAI CENTRI STORICI
Nel nuovo testo sono ammessi ampliamenti del 20%, ma per non più di 200 metri cubi e solo in alcuni tipologie specifiche di edifici: villette mono e bifamiliari e palazzine con un volume massimo di 1.000 metri cubi (vale a dire piccoli condomini con un massimo di quattro appartamenti), situati al dei fuori dei centri storici.

AMPLIAMENTI DEL 35%: DEMOLIZIONI E BIOEDILIZIA
L’ampliamento potrà salire al 35% in caso di demolizione e ricostruzione, purché il nuovo edificio sia costruito con tecniche di bioedilizia e preveda l’utilizzo fonti energetiche rinnovabili. Gli ampliamenti potranno riguardare solo edifici a destinazione residenziale e edifici non abusivi.

I TEMPI: 18 MESI PER LE REGIONI
Saranno le regioni a tradurre i punti dell’accordo in norme regionali specifiche, che verranno definite – stando agli accordi – entro tre mesi, e che non avranno una durata più lunga di diciotto mesi. Le regioni avranno un margine di discrezionalità nell’applicazione del Piano casa. Potranno, infatti, escludere determinate aree geografiche dall’applicazione del provvedimento, evitando quindi ampliamenti edilizi in zone di pregio ambientale e paesaggistico o in aree ricche di beni culturali e architettonici. D’altro canto, saranno anche libere di utilizzare la strategia opposta, definendo zone geografiche in cui il Piano casa potrà essere ulteriormente incentivato.

SEMPLIFICAZIONE: UN DECRETO IN 10 GIORNI
L’accordo tra governo e regioni prevede forme più veloci per l’autorizzazione degli interventi di ampliamento. Entro dieci giorni, l’esecutivo dovrebbe emanare un decreto che servirà a semplificare le procedure di competenza esclusiva dello Stato.

LOTTA AL LAVORO NERO
Per garantire il rispetto delle norme previdenziali, assistenziali e di sicurezza nei cantieri, governo e regioni si impegnano a mettere a punto un meccanismo che garantisca la massima trasparenza da parte delle imprese. Come esempio si prenderà il sistema usato per richiedere gli sgravi Irpef in caso di ristrutturazione.

DAL VENETO ALLA SICILIA, LA POSIZIONE DELLE REGIONI
La prima regione ad aver varato il Piano casa è il Veneto – che ha addirittura anticipato il provvedimento nazionale – ma è stata pronta anche l’adesione della Lombardia: a detta del governatore, Roberto Formigoni, la legge regionale verrà varata già nella prima seduta della giunta successiva all’emanazione del decreto legge. Tra le regioni amministrate dal centrosinistra, è invece la Toscana una delle più favorevoli all’intesa. La regione, infatti, ha deciso di dotarsi subito delle nuove norme, ben prima del limite di novanta giorni stabilito a livello nazionale.
L’Emilia-Romagna, invece, pone l’accento sulla qualità edilizia e attraverso l’assessore Gian Carlo Muzzarelli afferma di voler tutelare in primo luogo i beni culturali e l’ambiente privilegiando “l’elevata qualità architettonica, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili nonché materiali e impianti rispondenti a criteri di sostenibilità ambientale”. Posizione cauta anche da parte di Ugo Cappellacci, neo-governatore della Sardegna. La regione, essendo a statuto speciale, gode di competenza esclusiva in materia di edilizia e ha quindi un margine di manovra notevole in questo settore, ma Cappellacci rassicura così i suoi corregionali: “Non cementificheremo le coste. Il piano per il rilancio dell’edilizia non si tradurrà in una colata di cemento”.
Non dissimile la posizione di Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, altra regione con competenza esclusiva in tema di edilizia e ad altro rischio di cementificazione selvaggia: secondo dati Istat sarebbero infatti quasi 500.000 gli edifici interessati dal Piano casa. In un’intervista al “Corriere della Sera” però, Lombardo rassicura: “Abbiamo intere aree della regione devastate dall’abusivismo. È evidente che in situazioni di quel genere neppure è pensabile un aumento delle cubature”.

Fonti Governo, Asca, Ansa

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