Piano casa, molte restrizioni dai comuni Ma a Roma parte l’operazione recupero casali

Come avevano fatto prevedere le prime prese di posizione settimane fa, il Piano casa viene decisamente ridimensionato dalle delibere attuative dei singoli comuni. A partire da quelli di grandi dimensione – pochi, in realtà – che hanno già dato il via all’applicazione della legge, infatti, la scelta prevalente è quella di limitare le zone nelle quali gli interventi sono possibili. Ma c’è anche qualcuno che si muove intanto su altre vie, come il comune di Roma, dove è stato avviato il PRIA (Programma di riqualificazione degli immobili agricoli dismessi o sotto-utilizzati). Una scelta alternativa, insomma, rispetto a quanto previsto dal governo.

A MILANO E BRESCIA NIENTE LAVORI NEL CENTRO STORICO
Come avevamo anticipato, dunque, a Milano l’intero centro storico è stato escluso dalla possibilità di effettuare interventi come quelli previsti dal testo governativo, che sono, quindi, limitati alle zone più periferiche. Possibilità di ampliamento fino al 40% per gli alloggi di edilizia convenzionata, a patto però, che si tratti di demolizioni e ricostruzioni. In questo caso gli alloggi ulteriori costruiti potranno essere destinati anche alla vendita. Anche il comune di Brescia ha imposto limiti per il centro storico, come pure per le zone residenziali più vecchie.

ANCHE A TORINO MOLTE LE ZONE VINCOLATE
Scelte analoghe quelle del comune di Torino con  vincoli per il centro storico, per le zone di interesse storico, per l’architettura di valore storico-artistico e per le aree per le quali esistono rischi di pericolosità idrogeologica. In ogni caso per la  realizzazione degli ampliamenti, ove possibili, non si potrà derogare al rispetto delle distanze ordinarie dalle strade e da altri edifici, nonché dall’altezza massima prevista.

E ROMA RIPARTE DAI VECCHI CASALI
Dal comune di Roma ancora nessuna indicazione sul Piano del governo. Intanto, però, parte il PRIA e a breve arriveranno i bandi. Il programma è riservato ai proprietari di casali in zone rurali che potranno essere recuperati sia per attività di rilancio dell’agricoltura e di agriturismo, sia a fini residenziali. Saranno agevolati tutti gli interventi per la riqualificazione, e  il Comune faciliterà  i cambi di destinazione d’uso, senza aumenti di cubature. Ma  chi vorrà trasformare il suo casale in un complesso di appartamenti, per farlo dovrà necessariamente dare il 60% delle case in affitto a canone concordato al comune per dieci anni.

Articolo di Lisa De Simone

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