Raccolta e riutilizzo dell’acqua piovana

L’acqua è una risorsa preziosa: la rubrica dedicata alle tecnologie edilizie si sofferma su alcune soluzioni, semplici ma efficaci, per il contenimento dei consumi idrici.
Nei paesi occidentali il consumo medio pro capite di acqua è di circa 280 litri al giorno. Solo una minima parte del consumo giornaliero di acqua potabile di un italiano è destinato a un diretto contatto con la persona e con il cibo, mentre la maggior parte viene utilizzata per la pulizia della casa, la lavatrice, la lavastoviglie e per gli apparecchi sanitari. Usi quindi che non richiedono necessariamente l’utilizzo di acqua potabile.
Ove possibile, con semplici accorgimenti impiantistici, oltre la metà del fabbisogno giornaliero di acqua potrebbe essere soddisfatto da acqua non potabile, convenientemente raccolta e distribuita.
I campi di utilizzo dell’acqua piovana recuperata sono molteplici e dipendono dalla sua qualità ovvero dalla misura di eventuali carichi inquinanti che alterano le sue caratteristiche fisiche, chimiche o i parametri microbiologici. Comprendono sia usi all’esterno delle abitazioni (annaffiatura delle aree verdi pubbliche o condominiali, lavaggio delle aree pavimentate, autolavaggi, usi tecnologici e alimentazione delle reti antincendio) sia usi interni alle stesse (alimentazione di apparecchi sanitari, di lavatrici e lavastoviglie predisposte, distribuzione idrica per piani interrati e lavaggio auto, usi tecnologici vari).
I vantaggi derivanti dall’installazione di questo tipo di impianti di per uso individuale, oltre che a livello privato, si riflettono positivamente anche nella sfera pubblica:
– alleggeriscono del carico idrico avviato alle fognature bianche o miste;
– permettono di trattenere o disperdere localmente l’eccesso d’acqua piovana che non viene assorbita dal terreno a livello urbano, risparmiando i potenziamenti delle reti pubbliche di raccolta;
– riducono il pericolo di inondazioni;
– contribuiscono a limitare ulteriori abbassamenti del livello delle falde acquifere.

I benefici sono talmente consistenti che alcune amministrazioni comunali hanno allo studio forme di incentivazione (sconto sugli oneri di urbanizzazione) per quanti adottino sistemi di recupero e riciclaggio delle acque piovane.
Prima dell’installazione dei sistemi di raccolta per acqua piovana è consigliabile dimensionare il serbatoio di raccolta secondo un giusto compromesso tra fabbisogno di acqua e disponibilità annua di pioggia. Il calcolo della capienza del serbatoio si dovrà fare tenendo conto del periodo secco medio ovvero della quantità di giorni durante i quali si ha assenza di precipitazioni:

Volume serbatoio = fabbisogno annuo x numero giorni periodo secco / 365

In linea di massima il funzionamento di un impianto per l’utilizzo dell’acqua piovana è molto semplice. L’acqua piovana che cade sul tetto dell’edificio passa per la grondaia e il tubo di caduta e viene convogliata verso un filtro. Il serbatoio di raccolta dell’acqua piovana funge a sua volta da seconda fase di depurazione, oltre a raccogliere l’acqua piovana stessa. Un impianto di questo tipo è composto sostanzialmente da due sottosistemi: quello di accumulo e quello di riutilizzo vero e proprio. Mentre il primo possiede le caratteristiche di un comune impianto di scarico, il secondo è a tutti gli effetti un impianto di tipo idraulico che serve a prelevare l’acqua stoccata nei serbatoi e a distribuirla agli apparecchi che la riutilizzano. Questi ultimi devono quindi essere allacciati ad un “doppio impianto” (impianto idrico normale e impianto di riciclaggio) che permetta il prelievo differenziato in relazione ai consumi e alla disponibilità delle riserve.
La composizione di un sistema di accumulo per l’acqua piovana è formata essenzialmente dall’assemblaggio dei seguenti elementi principali.

Deviatore
Il deviatore serve a separare le acque di prima pioggia (generalmente più cariche di sostanze inquinanti) da quelle destinate all’accumulo per il successivo riutilizzo.
Ne esistono di diverse tipologie, per esempio il “roof washer” consiste in un tubo pluviale cieco a un’estremità che si affianca a quello che collega i canali di gronda con il serbatoio di accumulo. La configurazione dei due tubi è tale che l’acqua proveniente dal tetto potrà affluire al serbatoio solamente nell’istante in cui il “roof washer” è completamente pieno. 
Esistono poi “deviatori di flusso” con funzionamento manuale o automatico che vengono installati sul tratto terminale dei pluviali ostruendone la sezione provocando così la deviazione dell’acqua meteorica verso lo scarico o verso il serbatoio.

Filtro
Il filtro serve a evitare l’immissione nel serbatoio di detriti e corpi estranei raccolti dall’acqua piovana sul suo percorso. Deve essere installato a monte dell’accumulo, e ne esistono di diverse tipologie.
Filtri integrati con il pluviale, adatti a piccoli impianti nei quali la raccolta delle acque piovane avviene da pochi pluviali: si inserisce il filtro sulla tubazione del pluviale mediante taglio e asportazione di un breve tratto dello stesso.
Esistono poi “filtri centrifughi” in cui si sfrutta la velocità in ingresso dell’acqua intercettando e separando eventuali corpi sospesi attraverso una griglia periferica sulla quale viene proiettato il liquido in entrata.
Si hanno anche “filtri a camere” nei quali l’acqua viene fatta passare all’interno di un pozzetto in cui è presente del materiale inerte di diversa granulometria che funziona da trappola per i corpi grossolani.

Serbatoio
Il serbatoio rappresenta una delle parti più importanti dell’intero sistema per il recupero dell’acqua piovana. La scelta del modello dipende essenzialmente da dove verrà collocato e dalla capienza che esso dovrà avere.
Esso può essere collocato all’interno o all’esterno dell’edifico e quindi essere fuori terra o interrato. In funzione della sua collocazione si possono quindi avere materiali e forme diverse per il serbatoio stesso. Usualmente sono realizzati in polietilene ad alta densità o comunque con dei materiali compatibili con lo stoccaggio dell’acqua e possono avere capienza variabile tra i 1.000 e i 10.000 litri.
Il serbatoio deve essere provvisto di un accesso al serbatoio dotato di un chiusino stagno per eseguire operazioni di manutenzione e controllo.

Articolo di Massimiliano Bertoni e Andrea Cantini

Per approfondimenti:
www.baufuchs.com
www.sistemienergetici.it
www.vemar.net
www.pozzolineutra.com
www.aquaer.it
www.centroplastsrl.com
www.rehau.it

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