Riforma catasto: il tema fondamentale della revisione degli estimi

Il percorso della grande riforma del catasto in Italia prosegue: dopo la rinascita delle commissioni censuarie sta partendo ora la importante fase della revisione degli estimi dei fabbricati. Secondo Mirco Mion, presidente di AGEFIS (Associazione dei Geometri Fiscalisti) “approntare un processo di acquisizione dei dati per il corretto funzionamento delle funzioni statistiche espresse nella legge delega, atte a determinare il valore patrimoniale medio ordinario e la rendita media ordinaria, non è solo strategico ma determinante per la buona riuscita dell’intera operazione”.

 

Proprio a tal riguardo risulta interessante valutare alcune proiezioni relative ai valori catastali che affioreranno nel momento in cui la riforma sarà condotta in porto. Una elaborazione di AGEFIS ha conteggiato per ogni capoluogo di provincia l’incidenza delle case accatastate come A/4 (categoria popolare) e A/5 (ultrapopolare) rispetto al totale cittadino, confrontando la rendita catastale degli immobili iscritti in queste due categorie con la rendita media cittadina.

 

Il risultato non fa altro che schiudere la porta sulla reale distanza che passa tra valore fiscale di una casa e il risultato medio del Comune di riferimento. Un elemento importante per comprendere effettivamente cosa cambierà con la riforma del catasto, avviata dal Governo quest’anno con il primo decreto attuativo sulle commissioni censuarie.

 

Per fare un paio di rapidi esempi, a Milano quasi il 20% dei proprietari al momento paga le imposte partendo da una rendita che è la metà della media cittadina. A Napoli, addirittura, più del 10% delle case ha una rendita dieci volte inferiore al livello medio. È proprio in tali situazioni che si nascondono i maggiori rischi di rincari. Ma anche la speranza di pagare un po’ meno tasse per chi oggi possiede le case con le rendite più elevate.

 

Tendenzialmente, le abitazioni con valori catastali bassi sono più diffuse nelle città del Sud, mentre al Nord (specie in Emilia Romagna) sono meno presenti. Chiaramente poi esistono le case in categoria A/4 o A/5 (categoria popolare e ultrapopolare) che sono invece case di pregio ristrutturate che beneficiano di trattamento catastale di riguardo, a volte neanche per colpa di proprietari furbi ma semplicemente perché si configurano come alloggi che non hanno subìto grandi lavori di recupero e che hanno mantenuto la categoria e la classe che è stata attribuita quando sono state accatastate la prima volta. Il secondo “step” del percorso di riforma che entrerà nel vivo con il prossimo decreto sui criteri estimativi punta proprio a sistemare questa situazione.

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