Riforma catasto: l’iter sarà completato da qui al 2018? Qualche risposta

Riforma catasto

La riforma del Catasto costituisce ancora una priorità per il Governo? La risposta sembrerebbe essere positiva anche alla luce dei dati contenuti all’interno del programma nazionale di riforma – PNR 2016 contenuto nel Documento di economia e finanza (DEF).

All’interno della sezione dedicata al cronoprogramma delle riforme, il documento fa il punto della situazione sulla Delega fiscale (Legge 23/2014), al cui interno giace il corpo della riforma del catasto (il termine per l’esercizio della delega è scaduto nello scorso mese di settembre).

Riforma catasto: le prospettive

Secondo quanto manifestato dall’Esecutivo nel DEF, l’atteso completamento dell’iter di riforma dovrebbe avvenire nel triennio 2016-2018: la revisione dei valori catastali sarà oggetto di interventi più generali e organici previo allineamento delle basi dati necessarie per valutare accuratamente gli effetti di gettito e distributivi sui contribuenti. Di fatto, allineando i valori catastali a quelli di mercato, si dovrebbe pervenire a una situazione più equa, e non ad un aumento sproporzionato delle tasse da pagare, come temuto dai più.

Leggi anche l’articolo Come ridurre la rendita catastale di un immobile: 3 esempi pratici.

Intanto, mediante la Legge di Stabilità 2016 il Governo ha dato la priorità al processo di determinazione della rendita catastale degli “imbullonati”, ovverosia gli immobili a destinazione produttiva e industriale classificabili nei gruppi catastali D ed E.

Le rivalutazioni catastale a Roma

Nel frattempo, sempre rimanendo all’interno della materia, ma spostando l’obiettivo sul territorio del Comune di Roma si spalancano le prime crepe nel piano delle rivalutazioni catastali varato proprio dal Comune di Roma a fine 2013. L’operazione ha coinvolto numerosi proprietari (nell’ordine delle migliaia) di alloggi inizialmente classificati popolari e, spesso, improvvisamente trasformati in case di pregio con aumenti arrivati fino al 200%.

L’incremento non ha riguardato soltanto le micro-zone del centro storico, ma anche quartieri semicentrali di Roma, come Nomentano, Prati, Trieste Salario, Appio. Non tutti i proprietari hanno però accettato passivamente la revisione del classificazione dell’immobile, con l’aumento dell’imponibile che da essa affiora ne deriva. Un cospicuo numero di contribuenti ha infatti deciso di contestare la decisione rivolgendosi alle commissioni tributarie, che in diversi casi stanno dando ragione ai proprietari.

Ma per quale motivo i contribuenti sono spesso dalla parte della ragione? La risposta è presto data: al fine di attribuire d’ufficio una nuova classe a un’unità immobiliare servono motivazioni specifiche, esplicitate nel dettaglio e riconducibili al miglioramento della qualità urbana e ambientale della zona in cui è situato l’immobile. Non è sufficiente, invece, fare un generico riferimento alla sproporzione del rapporto tra valore catastale e valore di mercato rilevato in quella specifica micro-zona, rispetto allo stesso rapporto rilevato nelle altre micro-zone comunali. Cosa accaduta invece nella circostanza qui descritta presso il Comune di Roma.

Ed è proprio questa la motivazione collocata alla base di una serie di sentenze con cui la commissione tributaria provinciale di Roma ha accolto i ricorsi dei proprietari contro la riclassificazione delle case: segno che l’orientamento giurisprudenziale sta mutando di forma, in una direzione di favore nei confronti dei contribuenti.

Rassegna di stime svolte

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