RIUSO e sinergia tra professioni: la via maestra per rilanciare il Paese

rigenerazione urbana

Il rilancio del Paese passa anche per la riconversione dell’esistente: questo il “mantra” che ha caratterizzato nella giornata di martedì il convegno “Riuso: nuove forme di fruizione urbana e rurale, partecipazione e relazioni sociali”. L’appuntamento si inseriva all’interno del ciclo “Sviluppo sostenibile: cultura, ambiente, società. Geometri per la qualità della vita”, fil rouge di eventi che interpretano i temi e i contenuti proposti da Expo 2015.

Nel 2015 (Anno Internazionale del suolo indetto dall’ONU) i Geometri Italiani con la collaborazione di Agronomi, Architetti e Legambiente, sostengono il RIUSO (RIgenerazione Urbana SOstenibile), un nuovo modello economico e sociale che riporta al centro del confronto la persona, le relazioni umane, la qualità della vita.

Il suolo si configura infatti come elemento fondamentale per la conservazione degli ecosistemi, non solo per la produzione di cibo. Un uso sostenibile di questa risorsa è decisivo: circa un quarto della biodiversità mondiale risiede nel suolo e, se non verranno adottati nuovi approcci, nel 2050 il livello globale dei terreni arabili e il quantitativo dei prodotti pro-capite per ciascun abitante sarà pari a un quarto di quello disponibile nel 1960 (ad affermarlo è la FAO).

Il RIUSO incarna senza ombra di dubbio una via obbligata e a senso unico, stando anche ai numeri diffusi nell’ultimo Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) i quali affermano che dagli Anni Cinquanta a oggi il consumo di suolo è passato dal 2,9% al 7,3%, con le abitazioni costruite nel paese nell’ultimo ventennio che ammontano a 5,4 milioni.

In questo contesto, promossa dalla categoria dei Geometri Italiani, scende in campo una nuova, forte etica professionale della pianificazione strategica che si confronta con la sua capacità di far leva sulle trasformazioni urbane in tempi certi e in termini misurabili, adottando i consueti strumenti ordinari e straordinari di intervento tesi al completamento delle scelte urbanistiche ed ambientali condivise.

Erano queste le premesse da cui si è mosso il convegno che ha visto tra i relatori anche Maurizio Savoncelli, presidente CNGeGL: “La riqualificazione urbana ha un ruolo di primo piano nella vision della Categoria, che condivide in pieno il postulato consumo del territorio zero – ha affermato il numero uno dei geometri italiani -, occorre favorire interventi in territori già antropizzati, come ad esempio le periferie cittadine nate in modo disordinato, sia da un punto di vista urbanistico che della qualità del costruito. Per intraprendere efficacemente la via del riuso, tuttavia, è necessario compiere passi importanti: definire un quadro unitario in grado di introdurre una normativa nuova per il governo del territorio, capace di recepire le mutate condizioni urbanistiche, socio-economiche e culturali e fornire risposte di sintesi rispetto alle politiche pubbliche nazionali e alle strategie europee; porre attenzione a temi che, a causa del perdurare della crisi, assumono sempre più i connotati dell’emergenza sociale: la fiscalità immobiliare e l’edilizia residenziale sociale”.

Secondo Andrea Sisti, Presidente CONAF (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali), “parlare di recupero, restauro e riuso dell’edilizia rurale significa tante cose: identificare le destinazioni compatibili con le caratteristiche architettoniche, costruttive, bioclimatiche dei manufatti e del loro intorno paesaggistico; vuol dire proporre un’idea di recupero intesa come conoscenza, conservazione e fruizione del patrimonio architettonico tradizionale italiano. A cui si aggiunge la valorizzazione della memoria del luogo, l’identificazione culturale della comunità locale e del territorio, la generazione di risorse strategiche per raggiungere obiettivi di sviluppo locale”.

Ulteriori voci hanno dato il loro contributo al convegno (tra cui Pasquale Salvatore, Consigliere CNGeGL e  Sergio Fabio Brivio, Vice presidente UNI).

Ciò che emerge con forza è la necessità di proporre una sempre maggiore qualità progettuale, nell’ottica di una sinergia sempre maggiore tra le figure del geometra, dell’agronomo e dell’architetto, a cui si unisce la presenza di Legambiente a livello nazionale e locale. Una sinergia che possa essere anche volano dello sviluppo economico ed avviare la svolta decisiva capace di sollecitare l’impegno per rendere vivo il sentimento di identità per i luoghi, i manufatti, i paesaggi e i territori, affinché siano sempre più simboli e miti di questo Paese.

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