Salta la riforma del catasto fabbricati: chi sono i veri sconfitti?

Bloccata la riforma del catasto fabbricati: ecco i veri sconfitti

Il secondo decreto attuativo della tanto attesa riforma del Catasto, il più significativo, quello, per intenderci, concernente la revisione dell’intero sistema estimativo del Catasto fabbricati, avrebbe dovuto essere discusso nel corso del Consiglio dei Ministri n.69/2015, tenutosi il 23 giugno, ma è stato eliminato all’ultimo istante dall’ordine del giorno per volere dello stesso presidente del Consiglio.

Questa cancellazione in extremis getta nella più totale insicurezza il futuro della revisione del sistema catastale italiano. Nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri il presidente Renzi ha comunicato la scelta del Governo di non intervenire sul Catasto spiegando che, nelle more dell’approvazione della local tax, qualsiasi operazione potrebbe apparire come un intervento di aumento delle tasse, sebbene il testo preveda l’invarianza di gettito.

Le norme, quindi, sono pronte ma non verranno discusse all’interno della delega fiscale, che ricordiamo scadrà (già prorogata) il prossimo 27 giugno, ma probabilmente solo in seguito all’approvazione della tassa locale.

“La riforma del Catasto ha l’obiettivo di rendere più equa la tassazione immobiliare, facendo pagare quanto dovuto a coloro che possiedono immobili di pregio, ponendo rimedio a una situazione di privilegio e disuguaglianza che non è più accettabile” commenta il presidente dell’Associazione dei Geometri Fiscalisti, Mirco Mion “Quindi il mancato varo del tanto atteso decreto legislativo è, a dispetto di quanto affermato da alcuni, una sconfitta ai danni dei cittadini appartenenti a fasce medio-basse, ovvero dei possessori di immobili di basso valore con rendite alte rispetto a possessori di immobili di pregio con rendite molto basse”.

Allo stato attuale, infatti, le rendite catastali presentano profondi elementi di vetustà e obsolescenza derivanti dal fatto che il sistema a categorie e classi non è mai stato modificato, rimanendo sostanzialmente quello dell’impianto formato sulla base della legge del 1939. È evidente che il mancato aggiornamento degli estimi catastali ha prodotto una staticità della corrispondente base imponibile rispetto ai prezzi mediamente applicati e ai redditi percepiti. Staticità per altro non superabile con il semplice utilizzo di moltiplicatori lineari che, come si è verificato per l’IMU, possono ridurre l’incidenza della tassazione sul valore di mercato effettivo al crescere della differenza tra valore catastale e valore di mercato.

Procrastinare l’avvio della riforma significa continuare a non aggiornare gli estimi, seguitando così a produrre diseguaglianze sempre più marcate, che favorisco le grandi proprietà e penalizzano le famiglie mono proprietarie e quei giovani che negli ultimi anni hanno comprato casa e che pagano ancora il mutuo. La riforma deve avere l’obiettivo di far pagare meno chi fino ad oggi ha pagato molto, utilizzando il maggior gettito derivante dalla tassazione fatta ai grandi proprietari. A fronte di alcune categorie di contribuenti che pagheranno meno, perché certe rendite catastali saranno riviste al ribasso, altri pagheranno, di conseguenza, di più: il saldo del gettito, però, dovrà essere lo stesso. Tutto questo anche nel rispetto dell’articolo 53 della Costituzione e del principio della progressività basata sulla capacità contributiva dei cittadini.

“La riforma del catasto può, e deve essere, un vero esercizio di democrazia fiscale dal quale non ci si può più sottrarre. Non procedere in fretta in questo senso significa continuare a penalizzare i cittadini più deboli e a non tutelarli” conclude Mion.

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