Sicurezza sul lavoro: in vista sanzioni più leggere

Venerdì scorso, su proposta del ministro del welfare Maurizio Sacconi, il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo che modifica la normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Si alleggerisce notevolmente l’apparato sanzionatorio.

Le sanzioni penali verranno applicate solo in caso di violazioni gravi ”sostanziali” delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre per le violazioni ”formali” è prevista solo una sanzione amministrativa. La cifra da pagare verrà calcolata sulla base della legge 626 del 1994, aumentata del 50% come adeguamento all’inflazione.

Con le nuove disposizioni viene mantenuto l’arresto “esclusivo” in caso di omessa valutazione del rischio all’interno di aziende a elevato rischio di incidente. Si attenuano invece le sanzioni previste per quelle violazioni che prevedevano l’ammenda in alternativa all’arresto. Niente più carcere, ma solo ammende che possono salire fino a 20.000 per il progettista e fino 8.000 euro per il datore di lavoro. Il ministro Sacconi ha giustificato così l’alleggerimento delle sanzioni: ”Il penale ha senso ogni volta che la violazione è sostanziale. Non si può applicare per violazioni come irregolarità nella scrittura dei documenti o ella trasmissione dei dati”.
Per compensare l’abbandono delle sanzioni penali, si inaspriscono leggermente le sanzioni pecuniarie, calcolate su valori ormai vecchi di quindici anni. “Abbiamo aggiornato quelle sanzioni in base all’inflazione accumulata che sarebbe del 36% – afferma Sacconi – e abbiamo aggiunto qualcosa in più arrivando al 50% di aumento”. Le sanzioni poi cresceranno nel corso degli anni, con un meccanismo automatico di adeguamento.
Un po’ più semplice infine la sospensione dell’attività per aziende che violano le norme sulla sicurezza: nel decreto viene sostituito l’attuale parametro della ”reiterazione” della violazione; la sospensione scatterà in caso di ”violazioni plurime” e potrà quindi essere comminata anche alla prima ispezione.

I PRIMI COMMENTI
Il testo passa ora all’esame della conferenza Stato-Regioni e delle commissioni parlamentari, e – promette il ministro – sarà avviata anche una consultazione con le parti sociali. Il dibattito si preannuncia però caldissimo. Tra le prime prese di posizione si segnala quella di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil: ”E’ un errore grave. Avevamo chiesto al governo di non ritoccare il testo e di aspettare due anni per monitorare il vecchio testo approvato dal governo precedente, invece non ha voluto farlo. Si tratta di un errore grave. Le condizioni di sicurezza sul lavoro, in Italia, non hanno bisogno di modifiche legislative continue che fanno mancare la certezza della norma”. Meno dura la posizione degli altri sindacati, e in particolare quella della Cisl, che comunque chiede di rafforzare le mansioni dei rappresentanti della sicurezza a livello territoriale. Attraverso il responsabile delle politiche per la sicurezza, Renzo Bellini, il sindacato cattolico ricorda inoltre la necessità di garantire che le sanzioni mantengano “il loro ruolo di deterrenza”.
Critiche anche le opposizioni parlamentari. Cauto il Pd, che con Letta e Treu si dichiara contrario a modifiche sostanziali del Testo unico sulla sicurezza, ma si riserva di prendere in visione il testo preparato dal governo. Pesantissima invece la posizione del segretario dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: “È un vero e proprio colpo di spugna che, nella sostanza, depenalizza il reato di omessa applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e cancella l’aggravante di questi comportamenti sulla sanzione del reato”.

Fonte:
Asca

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