S.O.S. crisi: il grido d’allarme dell’Ance

Peggiorano le previsioni per il settore delle costruzioni. Per il 2009, l’Ance stima un calo degli investimenti del 6,8%, nettamente più pesante rispetto alla previsione dello scorso mese di ottobre che stimava una flessione dell’1,5%.

“Il rapido peggioramento della crisi economica e finanziaria ha indotto a realizzare un’indagine straordinaria presso le imprese associate” – ha spiegato Paolo Bozzetti, presidente dell’Ance. Da questa analisi è emerso un quadro decisamente più preoccupante rispetto a quello di soli tre mesi fa, soprattutto perché il vento di crisi si estende a tutto il territorio nazionale, con punte di maggiore intensità nel Nord-Est del Paese. Il Veneto è, in assoluto, la regione più colpita dalla crisi: per il settore delle costruzioni, in quest’area geografica si stima addirittura una flessione degli investimenti pari al 9,6%.
Il peggioramento delle previsioni emerge in tutti i comparti di attività. Nell’edilizia abitativa si prevede infatti un calo dell’attività produttiva nel 2009 del 9,2% (rispetto al -3% stimato ad ottobre), mentre per le opere pubbliche la flessione è del 7,3% (rispetto al -4,7% inizialmente previsto). Per le costruzioni non residenziali private il calo dovrebbe aggirarsi attorno al 7% (-0,1% la previsione di ottobre), mentre per gli interventi di manutenzione delle abitazioni la flessione si attesta al 4%, in controtendenza rispetto al leggero incremento ipotizzato in precedenza (+0,5% a ottobre). Questa situazione sconfortante potrebbe tradursi in perdite pesanti sul fronte dell’occupazione. Secondo l’Ance, sarebbero addirittura 250.000 mila posti di lavoro a rischio, indotto compreso, e non resta che sperare in un eccesso di pessimismo da parte dell’Associazione dei costruttori.

LA PROPOSTA DELL’ANCE
Buzzetti ha ribadito con forza il potente ruolo anticiclico degli investimenti infrastrutturali, capaci di sostenere il reddito e l’occupazione. Il presidente dell’Ance lamenta però le scelte compiute a livello governativo: “Se gli altri paesi si stanno impegnando concretamente per accelerare la ripresa economica puntando sulle infrastrutture, in Italia, nonostante le dichiarazioni, manca ancora un piano anticrisi che passi attraverso il rilancio delle opere pubbliche”. Stando a quanto affermato da Buzzetti, il piano da 16,6 miliardi di euro da poco annunciato sarebbe meno consistente di quanto previsto: “Se si considera che 3,7 miliardi di euro riguardano spese correnti e di gestione e che altri 7 miliardi sono costituiti da risorse private provenienti dalle concessioni autostradali e destinate alla realizzazione di grandi progetti, la reale disponibilità in termini di risorse pubbliche effettivamente destinate alle infrastrutture  si riduce a soli 6 miliardi”.
Secondo il presidente dell’Ance, inoltre, le uniche risorse aggiuntive messe a disposizione con il d.l. anticrisi consisterebbero in 2,3 miliardi destinati alla prosecuzione delle grandi opere: un investimento che darà risultati solo in tempi medio-lunghi. Per questa ragione l’Ance chiede che una quota rilevante di risorse venga destinata alla realizzazione di opere medio-piccole, diffuse sul territorio e immediatamente cantierabili.
L’associazione sostiene inoltre l’introduzione di sgravi fiscali di carattere straordinario, in primo luogo la detrazione dell’Irpef per l’acquisto della prima casa: questa detrazione dovrebbe essere pari al 50% dell’Iva dovuta sull’acquisto, e andrebbe applicati ad alloggi di nuova costruzione destinati ad abitazione principale, acquistati entro il 31 dicembre 2010.
Accanto a questa misura, Bozzetti ha poi richiesto la sospensione transitoria della disciplina Iva delle operazioni immobiliari, prevedendo l’assoggettamento ad Iva delle cessioni di fabbricati abitativi effettuate dalle imprese costruttrici o ristrutturatici, se il termine dei quattro anni dall’ultimazione dei lavori scade entro il 31 dicembre 2010.

Il rapporto completo dell’Ance

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