Spandere inerti è un’ipotesi di deposito di rifiuti

Con la sentenza n. 9252 del 9 marzo 2010 la terza sezione della Corte di Cassazione Penale si è espressa confermando la condanna, ai sensi dell’articolo 51 del t.u. 152/2006, del titolare di un’impresa di costruzioni che, dopo aver demolito un manufatto, aveva utilizzato i materiali di risulta della demolizione per operare un livellamento del terreno in un’area adiacente in cui aveva assunto l’obbligo di alzare il piano campagna.

La difesa aveva sostenuto che l’utilizzo a fini di livellamento non costituisse operazione di smaltimento dei rifiuti, come tale necessitata di relativa autorizzazione. La suprema corte ha invece ritenuto che, in materia di gestione dei rifiuti, sia l’art. 6, comma 1 lett. g), del d.lgs. n. 22/1997, che l’art. 183, comma 1 lett. g), del d.lgs. n. 152/2006, come sostituito dall’art.2, comma 20, del d.lgs. 16 gennaio 2008 n. 4, si limitano a rinviare la definizione delle operazioni di smaltimento, alle descrizioni contenute nell’allegato B dei rispettivi decreti (parte quarta per quello vigente).

Tra le operazioni di smaltimento descritte nell’allegato B, il cui contenuto è rimasto immutato, alla lettera D12 é indicato il “deposito permanente” dei rifiuti. Sicché, sostiene la suprema corte, non vi è dubbio che, l’attività di spandimento sul suolo dei materiali di risulta a fini di livellamento del terreno rientra nella ipotesi di cui alla citata lettera D12 dell’allegato B, essendo evidentemente destinata a rendere permanente il deposito dei rifiuti.
Come tale, l’attività di spandimento dei rifiuti avrebbe dovuto essere autorizzata per non far incorrere il titolare dell’impresa nella fattispecie di reato di cui al citato articolo 51.
Inoltre, ha rilevato la Corte di Cassazione, la previsione specifica contenuta nella lettera D12 di una condotta che integra il deposito permanente ha carattere meramente esemplificativo e non esaustivo delle possibili condizioni al ricorrere delle quali si ha smaltimento di rifiuti.

A cura di P. Costantino e P. De Maria

Foto tratta dal sito LaRepubblica.it

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