Tempi duri per il Piano casa

L’ennesimo stop blocca il Piano casa e le regioni propongono un cambio di rotta. Più attenzione alla prevenzione anti-sismica, con l’adeguamento degli edifici pubblici e sgravi fiscali fino al 55% per i privati. 


Nonostante l’ennesima fumata nera dei giorni scorsi sull’intesa Governo-Regioni, il Piano casa resta al centro del dibattito, in parte per via del piano di ricostruzione che sta prendendo forma nelle zone abruzzesi colpite dal terremoto di aprile. “Subito dopo il terremoto a L’Aquila, mentre le tv riproponevano immagini drammatiche, si è detto che era giunto il momento di voltare pagina rispetto alla speculazione edilizia e si è sventolato il vessillo del rispetto delle norme antisismiche. Tutti concordi”. Inizia così un intervento sul Piano casa di Vasco Errani, presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome.
“Oggi quelle esigenze sembrano già mitigate e confuse da una certa  retorica e dall’eterna politica degli annunci”, prosegue Errani. “Ci aspetta invece un lavoro non facile: dobbiamo dare fondamento a una ricostruzione materiale ed etica, ripensando le nostre città in termini di vivibilità, sicurezza e qualità urbana. Non è un obiettivo irraggiungibile: si può fare se siamo coerenti e facciamo scelte coraggiose e impegnative”.
Secondo Errani, le regioni interverranno ancora sul tema dell’edilizia, tentando di cambiare ancora l’impostazione del Piano casa, inizialmente concepito “in deroga” alla legislazione nazionale e regionale: specifiche leggi regionali dovrebbero definire percorsi di tutela della qualità urbana, evitando automatismi sul cambio di destinazione d’uso, tutelando i beni paesaggistici, ed impedendo un aumento delle cubature.

QUALI PROSPETTIVE PER IL PIANO CASA?
Secondo Errani, le regioni continueranno a lavorare al Piano casa, trasformandolo però in un testo di “provvedimenti per la semplificazione”. Il presidente della Conferenza delle regioni, però, non fa nulla per nascondere l’attrito con Palazzo Chigi. Sarebbero in ballo due atteggiamenti diversi, segnati da un grado di attenzione differente al problema della sicurezza anti-sismica: “Governo e Regioni sono oggi di fronte a un bivio”, afferma Errani. ”Da un lato una strada che modifica e migliora qualcosa ma lascia inalterato il quadro della ‘disattenzione edilizia’ che caratterizza tante parti d’Italia. Dall’altro un percorso più ambizioso per promuovere la cultura della prevenzione antisismica, in un paese dal delicato equilibrio territoriale”.
Passando alle proposte, gli enti locali suggeriscono la realizzazione di un piano pubblico per adeguare scuole, ospedali, edifici pubblici. A questa azione andrebbero affiancati nuovi sgravi fiscali, con detrazioni fino al 55% per chi interviene sulla propria abitazione in chiave antisismica, magari partendo dalle zone ad alto rischio. Il piano dovrebbe servire a combattere la crisi economica, favorendo l’occupazione e l’edilizia, migliorando però anche le condizioni del patrimonio edilizio esistente. In primo piano la prevenzione, insomma.
Errani chiude il suo intervento con un’apertura al governo: “Dalle Regioni viene uno stimolo positivo: nessun blocco e nessun no a ciò che serve ai cittadini e al paese, ma un sì convinto alla prevenzione e alla qualità dei nostri territori”.

Fonte:
www.regioni.it

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