Tettoia in legno: permesso di costruire o comunicazione inizio lavori?

La disciplina edilizia presenta un settore sempre fecondo di interpretazioni: quello della classificazione delle opere edilizie, trattato a livello di normativa dal Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) e, nello specifico, dal comma 1 dell’articolo 3.

In questa sede, partendo da una recente decisione del Consiglio di Stato, la sentenza è la n. 320 del 26 gennaio scorso, vediamo di comprendere se la realizzazione di una tettoia in legno richiede una semplice comunicazione al Comune o se, invece, è necessario il rilascio del permesso di costruire in qualità di nuova costruzione.

La vicenda parte da un proprietario di un immobile dotato di un posto auto pertinenziale dapprima recintato con la presentazione di una DIA e, successivamente, coperto da una tettoia in legno realizzata dopo avere comunicato al Comune l’intervento.

Il Comune, però, intimava al proprietario l’abbattimento della tettoia costruita e il ripristino dello stato dei luoghi con un’ordinanza che stabiliva come l’edificazione della struttura lignea richiedesse il rilascio preventivo del permesso di costruire.

Un caso classico.

Come ha ben evidenziato l’architetto Mario Di Nicola sulle pagine di Ediltecnico, “dal ricorso e dalla documentazione acquisita agli atti, risulta che la realizzazione di una tettoia in legno non sviluppa cubatura e non rientra tra gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio subordinati a permesso di costruire, elencati dall’articolo 3, comma 1, lettera e) del citato d.P.R. n. 380 del 2001”

Insomma, i Giudici del Consiglio di Stato hanno stabilito che per l’opera non era richiesto il permesso di costruire e, dunque, non si poteva ordinare la demolizione del presunto abuso.

Quali ragioni hanno portato a questa decisione i Giudici di Palazzo Spada?

Essenzialmente il fatto che la realizzazione di una tettoia in legno che non realizza uno sviluppo della cubatura, né un volume superiore al 20% del volume dell’edificio principale su cui si appoggia e il carattere pertinenziale dell’opera, come desumibile dall’atto di compravendita che non contiene alcun riferimento alla destinazione di cortile del posto auto acquistato.

“Né l’invocato articolo 9 della legge 24 marzo 1989, n. 122, così come modificato dai successivi interventi legislativi”, specifica Di Nicola nel suo intervento di commento alla sentenza “può essere interpretato nel senso di negare, da un lato la qualità pertinenziale dell’opera e dall’altro di esigere il previo rilascio del titolo edilizio, avendo la realizzazione di una tettoia in legno inciso sull’assetto edilizio preesistente”.

Tale norma prevede, infatti, che i proprietari degli immobili possano realizzare nel sottosuolo o nei locali siti al piano terra dei fabbricati, parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi vigenti e che l’esecuzione di tali opere sia soggetta a denuncia di inizio di attività.

Di conseguenza, pur trattandosi nella specie della realizzazione di una tettoia in legno di copertura di un posto auto come in precedenza descritto, pure nell’ipotesi di equiparazione alla costruzione di un parcheggio di cui all’articolo 9 predetto, sarebbe stata sufficiente la presentazione della DIA, senza la quale, l’articolo 37 del Testo Unico dell’Edilizia prevede comunque la sola sanzione pecuniaria a carico dell’inadempiente (Consiglio di Stato, Sezione VI, 26 gennaio 2015, n. 320).

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