Un triennio di affanni nelle previsioni del Cresme

La crisi economica e finanziaria aggrava la crisi del mercato italiano delle costruzioni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Cresme.

“La crisi eccezionale condiziona pesantemente il settore delle costruzioni: non solo perché alla base della crisi c’è lo scoppio della bolla speculativa immobiliare, o perché si incide sul basilare ruolo che il credito ha giocato e gioca nel processo edilizio, ma perché incide su una domanda già in flessione, riducendone ulteriormente la capacità di spesa e minandone il clima di fiducia. La naturale fase di discesa del ciclo edilizio espansivo che il settore delle costruzioni aveva intrapreso dopo la fase di altopiano, si aggrava per la crisi finanziaria e ora economica che mina le quantità e le qualità della domanda.”
Così il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini ha sintetizzato la stretta relazione esistente tra scenario economico mondiale e mercato italiano delle costruzioni, in occasione della presentazione del XVI° rapporto congiunturale del Cresme a Verona, durante la prima edizione del Construction Day.
 “Sul mercato immobiliare, e sull’industria delle costruzioni – sottolinea Bellicini – gravano tre spade di Damocle: la crisi del credito, l’invenduto e la discesa dei prezzi. E se la crisi delle nuove costruzioni residenziali era attesa, quello che rende più difficile la situazione attuale è la gravità della crisi economica che mina i comparti della riqualificazione e dell’edilizia non residenziale che avrebbero dovuto sostenere la pesante caduta delle nuove abitazioni. Senza questi due motori la crisi si aggrava.”
Lo scenario previsionale disegnato dal Cresme per il settore delle costruzioni per il triennio 2008-2010 delinea una fase critica caratterizzata dalla flessione del 13% delle quantità prodotte nel 2007. In particolare il triennio vedrà quattro fenomeni preoccpuanti.
– Una drammatica caduta delle nuove costruzioni residenziali, misurata nel 30% in tre anni.
– Importanti contrazioni nella nuova produzione non residenziale (-5,4% nel 2008, -7,5% nel 2009).
– Una flessione delle nuove opere del genio civile: contenuta nel 2008, ma più importante nel biennio 2009-2010 (rispettivamente -5,8% e -3,8%) in attesa della ripresa nel 2011.
– Una flessione del mercato della riqualificazione nel 2008 e nel 2009, con una buona prospettva però per il 2010: la fuoriuscita dalla crisi.

Un mercato immobiliare in chiara difficoltà
Non è la crisi degli Stati Uniti (-57% dal 2005 al 2008 nella produzione di nuove abitazioni), e non è la crisi della Spagna che dalle 850.000 abitazioni del 2007 scenderà a 250.000 nel 2010 (secondo l’ITEC di Barcellona). Ma la crisi del residenziale, come nel Regno Unito, e in Francia è arrivata anche da noi.
Secondo il Ministero delle finanze, nel primo semestre del 2008 le compravendite di abitazioni sono diminuite del 14% rispetto al corrispondente semestre del 2007. Per l’intera annata, il Cresme stima che verranno immesse sul mercato 320.000 abitazioni, contro le 339.000 del 2007. La flessione è evidente, ma per fortuna è ancora contenuta, con un livello di produzione che si mantiene molto alto.
“Le ragioni della frenata del mercato immobiliare – commenta il direttore del Cresme – sono note e condivise: naturale esaurimento del ciclo espansivo della domanda dopo dieci anni di crescita, eccessivo incremento dei prezzi nella fase finale del ciclo (2004-2007), rilevante incremento dei tassi di interesse dei mutui, restringimento della liquidità da parte del settore bancario. Oggi la domanda si è ridotta e la capacità di accesso alle abitazioni ai prezzi raggiunti è molto meno facile del passato.”

La frenata dei lavori pubblici
L’altro grande malato per il Cresme è il mercato delle opere pubbliche dove nel 2008 gli investimenti ammonteranno a più di 45 miliardi di euro, quantità che rispetto al 2007 corrisponde a una flessione di un punto percentuale in valori costanti. La frenata non riguarda tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di opere pubbliche. Riguarda comuni, province, regioni, sanità e stato, mentre l’Anas cresce. Registrano un andamento positivo i settori energetico, idrico-ambientale e della mobilità, le imprese di servizio pubblico locale, le altre imprese a partecipazione pubblica.

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