Videosorveglianza, sicurezza a norma di privacy

L’adozione di sistemi di videosorveglianza è oggi vastissimo in Italia. Le applicazioni sono molteplici: dal controllo del territorio e del traffico fino alla prevenzione del crimine. Questo sistema di sicurezza si è rilevato particolarmente efficace, tanto che l’adozione di sistemi di videosorveglianza è oggi in crescita costante con la questione, sempre più attuale, di raggiungere il giusto equilibrio tra esigenze di sicurezza e diritto alla privacy delle persone.

Un forte  incentivo è stato recentemente introdotto dalla Finanziaria 2008 che ha riconosciuto a locali e pubblici esercizi un credito di imposta, per ciascun anno del triennio 2008-2010, pari all’80% delle spese sostenute per l’acquisto di sistemi di sicurezza, compresa l’installazione di sistemi di videosorveglianza. Inoltre nel cosiddetto Pacchetto Sicurezza (l. 23 aprile 2009, n. 38) all’art. 6 denominato «Piano straordinario di controllo del territorio», sono state introdotte novità in materia che mettono a rischio la privacy dei cittadini. Infatti si prevede che i Comuni possano utilizzare a propria discrezione sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico per la tutela della sicurezza urbana, prerogativa fino ad oggi solo degli organi di Polizia.

Ma quali sono le cautele da adottare nel caso si scelga di utilizzare delle telecamere di sicurezza?
In attesa di una specifica normativa che disciplini l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza, l’Autorità Garante sulla Privacy ha ritenuto necessario indicare gli adempimenti, le garanzie e le tutele necessarie, individuando alcune regole per rendere conforme l’installazione di telecamere in luoghi pubblici. Per fare chiarezza sulla regolamentazione della legge sulla privacy riguardante la videosorveglianza riportiamo i principali limiti e adempimenti contenuti nel “Codice IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI” (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196).

LUOGHI PUBBLICI E PRIVATI APERTI AL PUBBLICO
Chi intende installare impianti stabili e comunque non occasionali, cioè sistemi, reti ed apparecchiature che permettano le ripresa e l’eventuale registrazione di immagini, deve osservare 4 principi affinché la videosorveglianza sia legittima: liceità, necessità, proporzionalità e finalità.
Il principio di liceità consente la raccolta e l’uso delle immagini qualora esse siano necessarie per adempiere ad obblighi di legge o siano effettuate per tutelare un legittimo interesse. Secondo il principio di necessità va escluso ogni uso superfluo ed evitati eccessi nei sistemi di videosorveglianza. Il principio di proporzionalità sostiene che va in generale evitata la rilevazione di dati in aree o attività che non sono soggette a concreti pericoli o per le quali non ricorre un’effettiva esigenza di deterrenza. Secondo il principio di finalità gli scopi perseguiti devono essere determinati, espliciti e legittimi: ciò comporta che il titolare possa perseguire solo finalità di sua pertinenza. Inoltre, l’eventuale conservazione temporanea delle immagini deve essere commisurata al grado di indispensabilità e per il solo tempo necessario e predeterminato a raggiungere la finalità perseguita. Le registrazioni, infine, possono essere conservate al massimo per 24h.
Nelle attività di sorveglianza occorre rispettare il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa: divieto assoluto di controllo a distanza dei lavoratori rispettando le garanzie previste in materia di lavoro, sia all’interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro; inammissibili le telecamere in luoghi non destinati all’attività lavorativa (bagni, spogliatoi, docce, armadietti, luoghi ricreativi); è ammessa solo è impiegata per esigenze dei processi produttivi e per la sicurezza del lavoro. Negli ospedali e nei luoghi di cura è ammesso il monitoraggio di pazienti ricoverati in particolari reparti (es. rianimazione) e potranno accedere alle immagini solo il personale autorizzato e i familiari dei ricoverati. Nelle scuole l’installazione di sistemi di videosorveglianza è ammissibile solo quando strettamente indispensabile (es. atti vandalici) e solo negli orari di chiusura.

ADEMPIMENTI ORGANIZZATIVI
Il soggetto che intende installare un sistema di videosorveglianza in luoghi aperti al pubblico dovrà eseguire i seguenti adempimenti:
1) Analisi preliminare – Prima di installare un impianto di videosorveglianza occorre valutare se la sua utilizzazione sia realmente proporzionata agli scopi perseguiti o se non sia invece superflua. Gli impianti devono cioè essere attivati solo quando altre misure siano realmente insufficienti o inattuabili. Questa analisi deve essere sintetizzata in forma scritta ed il documento conservato presso il responsabile del trattamento o il titolare.
2) Autorizzazione preliminare – È necessario ottenere una autorizzazione preliminare da parte del Garante solo nel caso che i sistemi di videosorveglianza prevedano una raccolta delle immagini collegata e/o incrociata e/o confrontata con altri particolari dati personali (ad esempio dati biometrici) oppure con codici identificativi di carte elettroniche o con dispositivi che rendono identificabile la voce.
3) Informativa – Chiunque transiti in una zona soggetta a videosorveglianza, quindi anche un semplice cittadino, deve essere informato che sta per accedervi; ciò anche nei casi di eventi e in occasione di spettacoli pubblici (concerti, manifestazioni sportive) o di attività pubblicitarie. Il Garante ha predisposto un modello semplificato di informativa minima sotto forma di “cartello” con un simbolo ad indicare l’area video sorvegliata.
4) Consenso – Si possono installare telecamere senza il consenso degli interessati, sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante, quando chi intende rilevare le immagini deve perseguire un interesse legittimo a fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, sicurezza del lavoro ecc.
5) Responsabili ed incaricati – Si devono designare per iscritto tutte le persone fisiche, incaricate del trattamento, autorizzate ad utilizzare gli impianti e, nei casi in cui è indispensabile per gli scopi perseguiti, a visionare le registrazioni.
6) Regolamento aziendale – È opportuno che venga predisposto un regolamento aziendale relativo ai sistemi di videosorveglianza e registrazioni di immagini in uso presso l’azienda. Nelle aziende più piccole il regolamento può essere sostituito da istruzioni scritte per gli incaricati.
7) Formazione – Devono essere adottate opportune iniziative periodiche di formazione degli incaricati sui doveri, sulle garanzie e sulle responsabilità, sia all’atto dell’introduzione del sistema di videosorveglianza, sia in sede di modifiche delle modalità di utilizzo.
8) Diritto di accesso – Le immagini di una persona acquisite con un impianto di videosorveglianza costituiscono dati personali, con conseguente possibilità per l’interessato di proporre l’istanza di accesso nei confronti del titolare e del responsabile del trattamento.

SICUREZZA INDIVIDUALE
Un discorso a parte va fatto per gli impianti di videosorveglianza finalizzati esclusivamente alla sicurezza individuale. Questi impianti non rientrano nell’ambito di applicazione della legge sulla riservatezza essendo il trattamento effettuato a fini personali. Tuttavia deve essere comunque rispettato un obbligo principale: le riprese devono essere limitate al solo spazio privato, evitando forme di videosorveglianza su aree circostanti che potrebbero limitare la libertà altrui. La legge infatti vieta che vengano inquadrate ad esempio le aree comuni del condominio e loro pertinenze (es. cortili, pianerottoli, scale, posti auto, box), al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata.  Le riprese di aree condominiali sono ammesse, di comune accordo, esclusivamente per preservare la sicurezza delle persone e la tutela dei beni da concrete situazioni di pericolo e solo dopo aver verificato che altre misure non siano adeguate. I videocitofoni sono ammessi per finalità identificative dei visitatori.

FALSE TELECAMERE
Anche l’installazione meramente dimostrativa o artefatta di telecamere non funzionanti o per finzione, anche se non comporta trattamento di dati personali, può determinare forme di condizionamento nei movimenti e nei comportamenti delle persone in luoghi pubblici e privati e pertanto può essere legittimamente oggetto di contestazione.

Articolo di Andrea Cantini

Per approfondimenti:
www.garanteprivacy.it
www.compliancenet.it/content/gloss

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